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Cultura

Macaria 2024: Terrasini si trasforma in capitale della pasta siciliana e dei grani autoctoni

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Terrasini, 10 ottobre 2024 – Terrasini si prepara ad accogliere la quinta edizione di “Macaria – Festival della Pasta”, un viaggio tra le eccellenze della tradizione della pastificazione siciliana in tutte le sue sfaccettature. Dal 18 al 20 ottobre, il lungomare Peppino Impastato e il piazzale del Mediterraneo di Terrasini diventano il vivace palcoscenico dove la pasta di grano duro siciliano, fiore all’occhiello dell’artigianato gastronomico dell’isola, incontrerà arte, musica e cultura.

Il festival metterà in mostra la varietà di paste locali siciliane: dai formati classici come le caserecce, i fusilli, i rigatoni e le penne, a quelli storici che caratterizzano le aree di produzione dell’isola, come la lasagna corleonese, la busiata trapanese, i cinque buchi catanesi, tipici del periodo di Carnevale, e altri ancora. Un’area espositiva dedicata permetterà ai visitatori di esplorare e acquistare la pasta secca nei suoi vari formati, direttamente dai pastifici locali che racconteranno la storia della trasformazione del grano duro siciliano in prodotto finale.

Un momento di rilievo sarà il talk, di venerdì 18, a cura dell’Assessorato Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea della Regione Siciliana che aprirà le porte al Festival e affronterà il tema della pasta, tra opportunità e innovazione, con la partecipazione del Comune di Terrasini, dell’Assessorato alle Attività Produttive, del Consorzio Giampiero Ballatore e dell’Università degli Studi di Palermo.

Il programma, ricco e variegato, vedrà la partecipazione di protagonisti di spicco come il carismatico Francesco Aquila, vincitore di Masterchef 10, e lo chef stellato Giuseppe Costa, rinomato per il suo ristorante “Il Bavaglino” di Terrasini. I due maestri della cucina si cimenteranno in cooking show prenotabili sui canali social ufficiali di Macaria. Tra gli ospiti d’eccezione, Oscar Farinetti, fondatore di Eataly, che sabato 19 affronterà il tema dell’internazionalizzazione dei prodotti gastronomici siciliani insieme a Margie Raimondo, giornalista americana di fama internazionale già impegnata attivamente nella promozione della pasta di grano duro siciliano negli Stati Uniti. Macaria sarà l’occasione per incentivare incontri B2B tra produttori e buyer internazionali.

Per gli amanti della buona cucina, il festival offre un’esperienza gastronomica unica con i suoi stand dedicati alla vendita di piatti di pasta da parte di ristoratori rinomati in tutta la Sicilia. Dai classici della tradizione alle creazioni più innovative, ogni preparazione sarà un’ode alla ricchezza e alla versatilità di questo prodotto.

Un’attenzione particolare è rivolta ai più piccoli, con laboratori dedicati alla pasta. Guidati dall’esperto Mimmo Giglio del pastificio Giglio, e domenica 20 ottobre da Miriam Gambino, in collaborazione con Trapani Comix, la pasta diventerà fonte d’ispirazione artistica.

Ulteriore evento di spicco sarà il talk con live painting affidato a Trapani Comix, condotto da Marco Rizzo, giornalista e scrittore, che vedrà la partecipazione di illustratori e fumettisti quali Giulia Conoscenti – illustratrice, animatrice e docente palermitana che ha collaborato con marchi quali Gucci, Primark, Vice e Rolling Stone Magazine – Cammamoro – illustratore e fumettista, autore della pluripremiata graphic novel “Il giorno perduto” (Oblomov ed.), collabora con Linus, Internazionale e altri ancora -, e infine Emanuele Virzì – disegnatore e colorista per Topolino e disegnatore dei volumi della serie “Lyon” per Salani e “Finzy” per la Guardia di Finanza. Il tutto sarà arricchito dalla presenza di Tony Siino, esperto di marketing e social media, che, insieme agli altri relatori, affronterà il tema del marketing del prodotto legato all’illustrazione e alla potenza dell’immagine.

L’ingresso all’area espositiva sarà gratuito, come anche l’accesso ai cooking show, per un numero limitato di 70 ospiti. Macaria 2024 si svolgerà dalle 18:00 alle 24:00 nei tre giorni del festival, all’insegna del gusto, della convivialità e della musica.

Organizzato da Sevenapp Srl e dall’Associazione Bica, Macaria 2024 gode del sostegno di prestigiose istituzioni, tra cui il Comune di Terrasini, l’Assessorato Regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea e l’Assessorato Regionale delle Attività Produttive, l’Università degli studi di Palermo. Questo supporto istituzionale testimonia l’importanza di Macaria non solo come evento culturale, ma anche come vetrina per l’eccellenza agroalimentare siciliana. Media partner: Cronache di gusto.

Macaria 2024 è un omaggio alla pasta siciliana e a tutti coloro che, con passione e dedizione, mantengono viva questa tradizione.

Per il programma dettagliato e ulteriori informazioni, i visitatori sono invitati a consultare i social ufficiali del Festival, ovvero Facebook: Macaria e Instagram: Macaria_Festival.

Marina Cozzo è nata a Latina il 27 maggio 1967, per ovvietà logistico/sanitarie, da genitori provenienti da Pantelleria, contrada Khamma. Nel 2007 inizia il suo percorso di pubblicista presso la testata giornalistica cartacea L'Apriliano - direttore Adriano Panzironi, redattore Stefano Mengozzi. Nel 2014 le viene proposto di curarsi di Aprilia per Il Corriere della Città – direttore Maria Corrao, testata online e intraprende una collaborazione anche con Essere Donna Magazine – direttore Alga Madia. Il 27 gennaio 2017 l'iscrizione al Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti nel Lazio. Ma il sangue isolano audace ed energico caratterizza ogni sua iniziativa la induce nel 2018 ad aprire Il Giornale di Pantelleria.

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Spettacolo

E’ morto Gino Paoli ma le sue canzoni saranno eterne

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È morto oggi, martedì 24 marzo, all’età di 91 anni Gino Paoli. 

A distanza di quattro mesi esatti dalla scomparsa della sua musa e amata Ornella Vanoni (25 nov 2025), si è spenta una stella nel firmamento della musica e del cantautorato.
Nel suo patrimonio artistico custoditi nella eterna memoria da  Il cielo in una stanza a La gatta, da Che cosa c’è a Senza fine, da Sapore di sale a Una lunga storia d’amore, fino a Quattro amici al bar con cui vinse il Festivalbar 1991.

Sessant’anni di carriera iniziati nella ‘scuola genovese’ della quale facevano parte Luigi Tenco, Umberto Bindi, Bruno Lauzi e di poco precedente a quella che si rinnoverà con Fabrizio De André.

Nato a Monfalcone, in Friuli, il 23 settembre 1934, ma è a Genova che i genitori si trasferirono quando aveva pochi mesi e al capoluogo ligure è sempre rimasto ‘fedele’.

In copertina immagine dal web

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Cultura

Sicily in Solarino – CRUX FIDELIS: la culla della tradizione siciliana tra memoria, fede e identità nella rassegna “Terra Tempus”

Redazione

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La mostra aperta fino al 25 aprile 2026

Si sono concluse a Solarino due giornate di grande valore culturale e spirituale, capaci di richiamare cittadini e visitatori attorno alla forza delle tradizioni e alla profondità della memoria collettiva, inserite all’interno della rassegna “Terra Tempus”, dedicata ai riti della Settimana Santa in Sicilia e promossa dalla Galleria EtnoAntropologica, da anni impegnata nella valorizzazione del patrimonio culturale e delle identità locali attraverso un articolato programma di attività.

Il primo appuntamento, svoltosi sabato, ha visto protagonista “Vuci antichi – Il Mistero della Passione”, un intenso momento di narrazione e musica che ha saputo restituire il significato più autentico dei riti pasquali. Protagonisti della serata i Lamentatori di Marianopoli, che hanno offerto un’interpretazione intensa e coinvolgente, impreziosita dall’egregia presenza di Carlo Faiello come testimone della tradizione musicale napoletana.

Lo spettacolo è stato arricchito da letture antiche siciliane e preghiere della tradizione corleonese, interpretate da Anna Maria Puglisi, Maria Aparo e Mario Cuccia, in un intreccio di parole, suoni e devozione capace di restituire tutta la forza della spiritualità popolare. La direzione musicale è stata affidata a Ugo Mazzei, che ha guidato con sensibilità l’intero impianto sonoro della serata.

La giornata di domenica, presso l’Aula Consiliare di Solarino, ha visto l’inaugurazione della mostra fotografica permanente dedicata ai riti pasquali in Sicilia, seguita da un momento di confronto di alto profilo culturale. Illustri relatori hanno accompagnato il pubblico in un viaggio tra le diverse comunità siciliane legate all’antica tradizione del Venerdì Santo, con riferimenti a realtà come Enna, Caltanissetta, Corleone, Mazzarino e Nicosia.

Particolarmente significativa la presenza delle comunità arbëreshe siciliane, protagoniste di una preziosa testimonianza e di un confronto sulle identità culturali e religiose ancora oggi vive. Sono intervenute Tiziana La Motta, Presidente del Consiglio Comunale di Contessa Entellina, e Carolina Lala, Assessore all’identità arbëreshe, contribuendo ad arricchire il dibattito con uno sguardo autentico e radicato nella tradizione.

Tra gli autorevoli relatori presenti: Gaetano Di Venti, Presidente del Coordinamento Diocesano delle Confraternite di Piazza Armerina; Calogero Raviotta, storico arbëreshë; Giovanni D’Urso, storico; Giuseppe Puccio, rappresentante del Comitato del Venerdì Santo di Corleone; Laura Liistro, coordinatrice regionale del circuito CRUX FIDELIS.

Le iniziative si inseriscono nel circuito culturale “CRUX FIDELIS”, parte integrante della rassegna “Terra Tempus”, che promuove e mette in rete i principali eventi legati alla Settimana Santa, valorizzando il patrimonio immateriale delle confraternite, delle comunità locali e delle espressioni devozionali.

La mostra propone un percorso visivo ricco di significato, attraverso gli scatti di Anna Mastrosimone, Vincenzo Di Carlo, Mario Cuccia, Rosario Acquaviva, Luigi Reina, Salvatore Marino, Antonio Stella e Nicola Vaiana. Immagini che raccontano storie di fede, comunità e identità, restituendo tutta la suggestione dei riti che attraversano la Sicilia.

L’esposizione resterà aperta al pubblico fino al 25 aprile, rappresentando un’opportunità preziosa per immergersi in un patrimonio culturale vivo e profondamente radicato.

La rassegna “Terra Tempus” proseguirà e si concluderà nel mese di maggio con un weekend interamente dedicato alle degustazioni e alla presentazione dei prodotti tipici della terra di San Paolo, Solarino, offrendo un ulteriore momento di valorizzazione del territorio attraverso le sue eccellenze enogastronomiche.

La Galleria EtnoAntropologica, realtà promotrice della rassegna e impegnata nella valorizzazione dell’identità popolare e nei percorsi di cittadinanza attiva, concluderà il proprio anno operativo con la cerimonia del Premio Honos che si terrà a Noto.

La direzione artistica e l’allestimento sono stati curati da Mario Cuccia, mentre la direzione musicale dell’intera rassegna è stata affidata a Ugo Mazzei.

Un sentito ringraziamento è’ stato posto da Laura Liistro coordinatrice regionale CRUX FIDELIS a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione delle iniziative: volontari, organizzatori, artisti, istituzioni, il Circuito Honos e i partner della rete CRUX FIDELIS, che con impegno e passione hanno reso possibili due giornate di grande partecipazione e valore.

L’Amministrazione Spada di Solarino , protagonista viva e attiva della manifestazione , invita la cittadinanza e i visitatori a prendere parte alla mostra e agli appuntamenti della rassegna, lasciandosi guidare dalle immagini e dalle esperienze che testimoniano la ricchezza delle tradizioni locali e il loro continuo dialogo con il presente.

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Cultura

I racconti del vecchio marinaio pantesco, ‘U gran bestiariu

Orazio Ferrara

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“D’u funnu d’u mari nèscinu li megghiu mali bbesti” – sospirò il vecchio marinaio, aspirando voluttuosamente dalla sua pipa e spargendo nell’aria azzurrine e spiraliformi volute di fumo, poi riprese – Quell’anno avevo trovato un ingaggio come marinaio scelto sull’Acquasanta, un brigantino a palo di circa 300 tonnellate, con lo scafo in quercia e pino marittimo, e che era l’orgoglio della marineria palermitana. Il capitano era don Tano Arena, vecchio ed esperto lupo di mare originario del quartiere della Kalsa, detto ‘u vulcanu” per via del suo temperamento, calmo in bonaccia ed esplosivo durante le tempeste.

In quel viaggio andavamo alla volta dell’isola di Malta, con la stiva piena zeppa di botti di sommacco, ballette di zolfo, giare di olio d’oliva e cassette di agrumi avvolti in carta velina colorata. Quest’ultimi, con il loro soave profumo fresco, addolcivano sia il puzzo di zolfo della stiva che l’aspro odore della salsedine. Oltre a queste mercanzie ufficiali, don Tano trasportava un piccolo carico “fuori bolla” per arrotondare i suoi guadagni personali. Si trattava di una cassa di corallo rosso di Sciacca, grezzo, appena pescato, ancora incrostato di sale.

Eravamo, di pomeriggio, al traverso della mia natia isola di Pantelleria e l’Acquasanta fendeva le onde con le vele gonfie di uno scirocco pesante e dolciastro, quando il mozzo, un quindicenne di nome Vincenzo, urlò, con voce rotta da un terrore ancestrale «Capità! Capità! Talìate a prua! C’è ‘na sicca ca si movi! Santo Libbiranti, aiutace!». Al che il capitano Tano rispose, con voce calma, «Vincè, chi spacchiu dici? Chi sicca e sicca… ccà u funnu è di milli passi! Fammi viriri…». E nel mentre quest’ultime parole si perdevano nel vento di scirocco, la vedemmo tutti la “cosa”. Una massa scura, lunga quanto due scialuppe, emergeva appena dal pelo dell’acqua.

Non c’erano né schiuma né spruzzi, solo un lento, ritmico sollevarsi. La superficie della “cosa” era costellata di escrescenze simili a cirripedi, ma grandi quanto i nostri piatti da portata. Mentre l’Acquasanta scivolava a pochi metri di distanza, quella massa enorme si mosse più velocemente. Quello che sembrava uno scoglio si srotolò con una prontezza ipnotica. Un tentacolo colossale, spesso quanto l’albero di maestra, si sollevò verso il cielo, rivelando una fila di ventose orlate di uncini cornei che riflettevano la luce del sole.

Tutto l’equipaggio rimase pietrificato. Quel mostro era sicuramente una creatura dei vulcani sottomarini del Canale di Sicilia, che il calore delle profondità aveva spinto in superficie. Un occhio enorme, del diametro di una botte, si aprì sotto il pelo dell’acqua: un’iride color ambra che sembrava osservare il brigantino non con desiderio di distruzione, ma con una gelida e millenaria indifferenza. A quel punto il capitano ordinò con voce ferma «Barra a dritta! Non toccate gli arpioni! Se Dio vuole non ci farà del male, cerca solo la carezza del sole».

E il vecchio e saggio nostromo Antonino, che la sapeva lunga sui misteri del mare, facendosi il segno della croce aggiunse «È ‘u Gran Bestiariu, Signuruzzu piatùsu… l’haiu sintutu cuntari da me nonnu. Nesci d’u focu sutt’a terra e acchiana pi pigghiari ‘u suli. Nun ‘u talìati n’all’occhi, ca ni perdemu ‘a varca e ‘a vita!». Il mostro emise un soffio sordo, seguì un ribollire di bolle che sapevano di abisso primordiale. Per un istante, il tentacolo sfiorò lo scafo del brigantino, facendo scricchiolare paurosamente il legno di quercia e creando un rimbombo cupo che sembrava la risposta negativa del brigantino al lamento dell’abisso che voleva inghiottirlo.

Poi, con la stessa silenziosa maestà con cui era apparso, lo strano essere marino si immerse. Una scia di fosforescenza verdastra rimase a segnare il punto dell’immersione, mentre il mare tornava di un’intensa calma azzurrina. Il capitano annotò poi sul giornale di bordo: “Incontrata massa vivente di proporzioni inusitate. Non classificabile tra i pesci noti. La protezione di Santa Rosalia ci ha preservati dal disastro”.

La notte che seguì, a bordo dell’Acquasanta, dopo il rancio serale e la consueta bevuta di un sorso di passito, gli uomini sedettero in silenzio, fissando il fitto buio oltre il bordo, fu allora che raccontai loro che i vecchi pescatori panteschi parlavano spesso di polpazzi ovvero di piovre o calamari giganti, veri e propri demoni del mare capaci di trascinare a fondo una barca. Conclusi dicendo «Sintiti a mmia: ‘u mari fa mostri, è veru… ma a Sicilia fa òmini ca nun hannu scantu e ‘un s’arrennunu. Tiniti sempe ‘u timuni fermu e prigati!». Patrun Tano, che era al timone, annuì e un tenue sorriso addolcì, per un momento, la sua abituale austerità.

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