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Cultura

“La scrittura come esercizio spirituale: il potere trascendente della parola” di Davide Romano

Redazione

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La pratica della scrittura va ben oltre la composizione di semplici parole su carta. Per molti, è un’esperienza profondamente personale e talvolta spirituale che può portare a una maggiore consapevolezza di sé e al benessere mentale. La scrittura come esercizio spirituale è un’antica pratica che trova radici in molte tradizioni culturali e religiose, e continua a essere una fonte di ispirazione e riflessione per molti individui oggi.

 

Espressione del sé

Scrivere può essere un modo potente per esprimere ciò che altrimenti potrebbe rimanere inespresso. Attraverso le parole, siamo in grado di dare forma ai nostri pensieri, sentimenti e esperienze più profonde. La scrittura ci offre uno spazio sicuro per esplorare i nostri desideri, le nostre paure e le nostre speranze in modo intimo e privato. Questo processo di espressione del sé può portare a una maggiore comprensione di chi siamo e di ciò che ci muove nel mondo.

 

Riflessione e consapevolezza

Scrivere può anche fungere da strumento per la riflessione e la contemplazione. Attraverso la scrittura riflessiva, siamo in grado di esplorare i nostri pensieri e le nostre emozioni in modo più approfondito. Questo può aiutarci a sviluppare una maggiore consapevolezza di noi stessi e del mondo che ci circonda. La pratica regolare della scrittura riflessiva può portare a una maggiore chiarezza mentale e a una migliore comprensione delle nostre esperienze di vita.

 

Guarigione e benessere mentale

Per molti, la scrittura può essere anche un mezzo di guarigione e di benessere mentale. Scrivere su esperienze traumatiche o dolorose può essere un modo per elaborare e superare il dolore. La scrittura può anche aiutare a ridurre lo stress e l’ansia, fornendo uno sfogo per le emozioni negative. Molte persone trovano conforto e sollievo nel tenere un diario o nel scrivere poesie o storie che riflettono le loro esperienze di vita.

 

Connessione spirituale

La scrittura può anche essere un mezzo per esplorare la nostra connessione con qualcosa di più grande di noi stessi. Molte tradizioni spirituali insegnano che la scrittura può essere un modo per entrare in contatto con il divino o per esprimere la propria fede e devozione. Scrivere preghiere, meditazioni o riflessioni spirituali può essere un modo per approfondire la nostra pratica spirituale e nutrire la nostra connessione con il sacro.

 

Conclusione

In definitiva, la scrittura come esercizio spirituale può essere un’esperienza trasformativa che porta beneficio al corpo, alla mente e allo spirito. Attraverso la pratica della scrittura, siamo in grado di esprimere noi stessi, di riflettere sulle nostre esperienze e di connetterci con qualcosa di più grande di noi stessi. Che si tratti di tenere un diario personale, di scrivere poesie o di esplorare le proprie credenze spirituali, la scrittura può essere un potente strumento di auto-esplorazione e di crescita personale.

Davide Romano

Cultura

Pantelleria, oggi scoperta la targa in onore del M.llo Vito D’Ancona tra commozione e ricordi indelebili

Direttore

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Oggi, 16 aprile 2026, si è celebrata l’inaugurazione della targa dedicata al Maresciallo della Polizia Municipale, Vito D’Ancona.
Una mattinata partita con nuvole sospette e poco rassicuranti, che poi hanno lasciato il posto una una splendida giornata di sole come solo Pantelleria sa regalare.
Il capannello di gente si è radunato nel piccolo vicolo di accesso al Palazzo Comunale e alla sede della Polizia Municipale. Con ossequio ed emozione, ha reso omaggio all’iniziativa dei figli Claudio e Battista D’Ancona e ascoltato il discorso di apertura del primo cittadino, Fabrizio D’Ancona.

Questi, con parole lapidarie, sincere e toccanti, ha ricordato il valore di un uomo di tempra e semplice al contempo.



Così Fabrizio D’Ancona

“Oggi la nostra comunità compie un gesto importante, non è soltanto un atto formale ma un momento profondamente sentito: intitolare una via al maresciallo Vito D’Ancona significa infatti affidare alla memoria collettiva il valore di una vita interamente dedicata al servizio degli altri. 
“Vito D’Ancona è stato un uomo dello Stato, un servitore leale della comunità, per molti anni comandante dei Vigili Urbani di Pantelleria.
“Ha svolto il proprio ruolo con dedizione, rigore e senso del dovere. Ma prima ancora è stato un uomo giusto, un esempio di rettitudine, riconosciuto e stimato non solo dalle istituzioni ma anche dai cittadini e da tutte le forze dell’ordine con cui ha collaborato nella sua lunga carriera…”

Nell’illustrare il personaggio, il Sindaco ha ricordato un gesto veramente eroico compiuto dalla buonanima (per usare un termine squisitamente meridionale), il lontano 15 agosto del 1976, alloquanto, Vito D’Ancona si trovava al Lago di Venere per sorvegliare il buon andamento della corsa di cavalli attorno allo specchio d’acqua: “Due bambini – prosegue il governatore dell’isola – si trovarono in grave pericolo, rischiando di essere travolti dalla corsa sfrenata dei magnifici destrieri panteschi lanciati al massimo. In quel momento il Mariscello D’Ancona non esitò. Si lanciò con coraggio per salvarli mettendo a rischio la propria vita, ma riuscendo nell’intento scongiurando a una tragedia che sembrava inevitabile.
“Quel gesto non fu soltanto un atto di coraggio, fu la più alta espressione del senso del dovere, della responsabilità e dell’umanità; la dimostrazione concreta di cosa significa servire davvero la propria comunità, esserci sempre, soprattutto quando conta.
“Dopo la sua scomparsa, avvenuta nel 2009, la stima e l’affetto nei suoi confronti non si sono mai spenti. Al contrario si sono rafforzati nel tempo, nei ricordi, nei racconti, nei segni di riconoscenza che continuano a vivere nella memoria collettiva.”

“Un particolare pensiero va ai figli Claudio e Battista (rappresentato dal nipote per motivi di salute) perché mantenere viva  una memoria così rilevante significa continuare a donarla all’intera comunità.”

Così Claudio D’Ancona

Con malcelata commozione, il figlio Claudio ha preso la parola, dopo aver ricordato i vari comandanti che si sono succeduti, fino ad arrivare all’attuale Rosario Di Bartolo, con cui ha condiviso l’infanzia e l’impegno verso la propria professione: “Mi rimangono delle  cose importanti di mio padre che sono state fondamentali nella mia vita: l’onestà verso gli altri, il rispetto  verso la propria divisa e ricordo che non ho visto mai mio padre in borghese perché la divisa per lui era una seconda pelle.
“Mio padre è sempre presente.”

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Cultura

Castello, Leali per Pantelleria scrive al Presidente Schifani “Intervento tempestio e risolutivo”

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Gentile Presidente Renato Schifani,

alla luce delle recenti dichiarazioni del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, rese nel corso del Question Time di ieri, dalle quali emerge chiaramente come la competenza sul Castello di Pantelleria sia esclusivamente in capo alla Regione Siciliana, desideriamo sottoporre alla Sua attenzione una questione di grande rilevanza per la nostra comunità.

Ad oggi, il Castello continua a essere al centro di un rimpallo di competenze tra amministrazioni, demanio e soprintendenza, come peraltro evidenziato anche dall’On. Rita Dalla Chiesa nella sua interrogazione parlamentare.

Con l’imminente avvio della stagione estiva, riteniamo inaccettabile che cittadini e turisti vengano privati della fruizione di un bene culturale di così grande valore storico e identitario per Pantelleria.

Per tali ragioni, Le chiediamo un intervento tempestivo e risolutivo affinché il Castello venga restituito quanto prima alla comunità.

Certi della Sua attenzione e sensibilità sul tema, La ringraziamo anticipatamente per quanto vorrà fare.

I consiglieri di Leali per Pantelleria
Angelo Casano
Mariangela Silvia
Angela Siragusa
Giovanni Valenza

Per approfondire: Il Castello di Pantelleria oggetto di interrogazione al Parlmento con l’On. Dalla Chiesa – L’intervento integrale

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Cultura

Un nuovo avvicente libro di Orazio Ferrara in libreria: “Predatori d’acciaio”

Redazione

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Per i tipi IBN Editore di Roma è stato pubblicato il nuovo libro di Orazio Ferrara “Predatori d’acciaio / I sommergibili più letali della Seconda Guerra Mondiale”, ill., pp. 164, € 15.
E’ il nuovo libro di Orazio Ferrara, lo scrittore e storico di Pantelleria.

Dalla 4a di copertina:

Negli abissi della Seconda Guerra Mondiale, il successo non si misurava solo in audacia, ma nel peso del metallo nemico colato a picco.
L’autore esplora l’epopea dei “predatori d’acciaio” attraverso una classifica spietata, ma oggettiva, basata sul tonnellaggio affondato, smontando pezzo dopo pezzo la propaganda dei vincitori.
Se il dominio degli U-Boot tedeschi appare indiscutibile, i documenti d’archivio restituiscono una verità sorprendente: i sommergibili italiani Da Vinci e Tazzoli superarono per efficacia i più celebrati campioni americani e britannici. Un capitolo fondamentale è dedicato alla figura leggendaria di Carlo Fecia di Cossato, il “Samurai azzurro”, che con il suo Tazzoli divenne uno degli assi più letali e rispettati dell’intero conflitto. Dall’Atlantico al Pacifico, questo volume rende giustizia a comandanti straordinari e a equipaggi indomiti che trasformarono i propri battelli in macchine da guerra formidabili, sfidando non solo il nemico, ma anche il destino di una “bara d’acciaio” sempre in agguato.

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