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Cultura

Gibellina (TP), recuperato il finanziamento del progetto “Consagra Innovation Hub”

Redazione

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recuperato il finanziamento del progetto “Consagra Innovation Hub” a Gibellina

Gibellina, 24 febbraio – A Gibellina un importante passo avanti verso il completamento e la valorizzazione del Teatro di Consagra, straordinaria opera d’arte a scala urbana, rimasta incompiuta per anni.

Accettato il ricorso presentato dal Parco Scientifico e Tecnologico della Sicilia e dal Comune di Gibellina, assistiti dagli avvocati Michele Giorgianni e Salvatore Neri, presso il TAR Lazio. La sentenza n. 2927-2024, pubblicata il 13/02/2024, ha determinato l’accoglimento del ricorso in riferimento al progetto “Consagra Innovation Hub”. Il progetto, del valore di 16 milioni di euro, trasformerà il teatro in un centro di ricerca e formazione per la valorizzazione dei beni culturali.

La sentenza del TAR Lazio ha riconosciuto l’illegittimità del provvedimento dell’Agenzia per la Coesione Territoriale, che aveva decurtato del 50% il finanziamento del progetto, accusato di aiuto di Stato per la presenza di un bar e un bookshop. Tutto questo obbliga l’amministrazione statale a riconsiderare il progetto, fornendo indicazioni chiare sui criteri da utilizzare, offrendo prospettive favorevoli per il procedimento.

Il “Consagra Innovation Hub” rappresenta un’opportunità unica per trasformare il Teatro di Consagra in un centro d’innovazione, con un approccio sostenibile e integrato. Il Teatro potrà diventare un incubatore e aggregatore di energie, promuovendo ricerca, potenziamento del capitale umano e sostenendo l’innovazione nel territorio.

Il progetto, ammesso al mega bando del Ministero per il Sud e la Coesione Territoriale, potrebbe finalmente dunque beneficiare di questo finanziamento significativo per contribuire alla sua realizzazione. “Consagra Innovation Hub” coinvolge importanti partner, con capofila il Parco Scientifico e Tecnologico della Sicilia, con il Comune di Gibellina, il CNR Roma e l’Università di Catania, Its Emporium del Golfo, Therreo Srl, Ett S.p.A., il Consorzio Interuniversitario Nazionale per la Scienza e Tecnologia dei Materiali (INSTM) Firenze, la Fondazione Orestiadi, Studio Mario Cucinella, Club di Prodotto Terre della Valle del Belice, la Rete Museale e Naturale Belicina, il Centro di Ricerche Economiche e Sociali per il Meridione, Laboratorio di Restauro Teri, G55 Coworking Fablab del Comune di Partanna. L’attività di coordinamento per la presentazione della manifestazione d’interesse è stata realizzata da Giampiero Cappellino della Therreo Srl.

Alla conferenza di presentazione al Museo di Arte Contemporanea di Gibellina hanno partecipato il sindaco del Comune di Gibellina, Salvatore Sutera: “Il progetto va oltre il recupero dell’opera di Pietro Consagra. Si tratta di un’opera d’arte unica, non incompiuta geneticamente ma pronta a diventare un fulcro di iniziative culturali. Il partenariato con tanti prestigiosi partner promette un ampio spettro di iniziative, dal recupero artistico alle sperimentazioni con nuovi materiali. Questo progetto crea un polo di studio e formazione, collegando arte contemporanea e antica, e diventando un punto di riferimento per la cultura e la ricerca nel territorio, coinvolgendo studenti e formatori” – queste le sue parole.

“Le novità riguardano una significativa sentenza del TAR che permette di riprendere il percorso per la realizzazione del progetto di recupero del Teatro di Consagra a Gibellina. Il finanziamento, ottenuto attraverso una via giudiziaria, ora è stato recuperato per intero. Questa somma sarà dedicata esclusivamente all’adeguamento della struttura e all’allestimento con attrezzature scientifiche e arredi per condurre attività di ricerca di alto livello, formazione e trasferimento tecnologico. Il progetto coinvolgerà collaboratori, partner e università, puntando anche sulla valorizzazione dei beni culturali a fini turistici. L’impegno è ora concentrato non solo sul completamento del centro, ma anche sulla sua attivazione e animazione, trasformandolo in un punto di attrazione. La scommessa è grande, ma c’è fiducia nell’avvio del cantiere e nella progettazione di iniziative che renderanno l’Innovation Hub un luogo dinamico e vitale” – così conclude Sebastiano Di Stefano, responsabile di progetto per conto del Parco Scientifico e Tecnologico della Sicilia.

Tra i presenti in conferenza anche il Presidente del Parco Scientifico e Tecnologico della Sicilia Rosario Minasola, gli avvocati Michele Giorgianni e Salvatore Neri, la deputata regionale Cristina Ciminnisi e rappresentanti dei partner.

Il finanziamento è il risultato della procedura avviata nel 2021 dall’ex Agenzia per la Coesione Territoriale, confermando il riconoscimento dell’importanza di questo progetto per lo sviluppo del territorio. È necessario aprire un tavolo tecnico con il Governo nazionale per rimettere il progetto nei binari giusti.

Il “Consagra Innovation Hub” con il sostegno delle istituzioni e l’impegno nel risolvere le questioni burocratiche, potrebbe davvero contribuire al rilancio economico e culturale della Sicilia. Il Teatro progettato dallo scultore Pietro Consagra, simbolo di rinascita dopo il terremoto del Belice, attende da quasi 40 anni il suo completamento.

Cultura

I racconti del vecchio marinaio pantesco. Di un viaggio ad Algeri e di una truvatura a Bonsulton / 1

Orazio Ferrara

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Quello fu certamente uno dei viaggi più strani e avventurosi nonché pericolosi che mi toccò fare con il veliero “Madonna di Trapani”, sotto il comando di patrun Vito. Era appena l’alba di un lunedì di forte scirocco quando il “Madonna di Trapani” tolse gli ormeggi e rapido uscì dal porto di Pantelleria.

La nostra meta era la lontana Algeri, dove ci attendeva una piccola colonia di panteschi, le cui famiglie erano colà residenti fin dalla metà dell’Ottocento. Appartenevano alle casate (quelle che ricordo) Accardi, Bonomo, Cozzo, Mangiapanelli, Trudo.
Alcuni di essi avevano preso anche la cittadinanza francese. Il nostro carico consisteva in numerose piccole botti di vino passito e una grossa catasta di cassette di agrumi. Quest’ultime portate da una tartana palermitana a Pantelleria qualche giorno prima. Al ritorno dovevamo imbarcare un grosso quantitativo di grano duro, una parte per la nostra isola e la restante per Trapani.

Capitan Vito, con le mani nodose come radici di cappero, stringeva forte il timone e un sorriso di tanto in tanto gli illuminava il volto abbronzato. Non andava solo per commercio, andava anche per i fratelli panteschi di Algeri, portando loro il “sangue” dell’isola: il passito. Con alcuni di essi aveva stretto forti legami d’amicizia fraterna nei precedenti viaggi. A quell’epoca ero già diventato il marinaio di fiducia del comandante per il saper io tenere sempre la bocca ben cucita. In quel microcosmo di legno, mare, vento e sale, il silenzio valeva, ai suoi occhi, più di mille nodi ben fatti.

Don Vito vedeva come il fumo negli occhi tutte quelle chiacchiere a vanvera, dalla superstizione al pettegolezzo, cui spesso si abbandonano gli uomini in navigazione, chiacchiere che poi non poche volte allentano la stessa coesione e disciplina dell’equipaggio. Così, dopo diverse ore di mare, il comandante mi trasse in disparte e mi disse: “Faremo uno scalo a Biserta e tu mi accompagnerai. Un pezzo grosso di Palermo mi ha chiesto un favore personale ovvero di imbarcare un suo carico a Biserta, non ho potuto rifiutare data l’importanza del personaggio”.
La sosta al porto di Biserta durò diverse ore. Scesi col capitano e subito ci venne incontro un arabo, che ci fece segno a gesti di seguirlo. Quindi ci inoltrammo, con la nostra guida, nel dedalo di vicoli, maleodoranti e affollati, della casbah. Dopo un po’ giungemmo in un piccolo slargo, dove si trovava una casa a due piani di un bianco calce accecante e con un grosso portone in legno, pitturato in un

azzurro tunisino. L’arabo emise un fischio modulato e il portone subito si socchiuse.

Entrammo e ci accolse, nella semioscurità, un arabo dall’età indefinita, che ci parlò, con nostra meraviglia, in un italiano abbastanza comprensibile. Dopo i convenevoli d’uso, Malek, così si chiamava il vecchio, ci disse che l’effendi di Palermo aveva depositato un suo carico di casse di legno, contenenti vomeri d’aratro, che noi dovevamo portare ad Algeri e che non dovevamo preoccuparci dei destinatari, in quanto si sarebbero fatti vivi loro al momento opportuno. Batté le mani e subito una schiera di cenciosi portatori uscì dall’ombra e si caricò sulle spalle le casse. Non passò molto tempo che quest’ultime erano già sistemate nella capace stiva del “Madonna di Trapani”.

Al quel punto venne l’ordine di togliere gli ormeggi. Navigavamo da diverse ore quando il cielo cambiò colore, virando verso un livido viola. Lo scirocco, che fino ad allora aveva gonfiato le vele con alito caldo, diede la stura ad un violento fortunale di mare. Onde alte come palazzotti si abbatterono sullo scafo, che scricchiolava e gemeva in continuazione, ma quel legno di quercia scura resisteva e non cedeva. Un colpo di mare fu abbastanza forte e, nello stesso istante, sentimmo un tonfo sordo nella stiva, evidentemente parte del carico, non ben fissato, si era spostato.

Don Vito, che portava una lanterna accesa, ed io scendemmo quindi nella stiva. Effettivamente le corde che fissavano l’ultimo carico imbarcato, le casse, s’erano allentate e una cassa era caduta, fracassando la tavola che la chiudeva. Quando la luce illuminò meglio la cassa rotta. il respiro ci si mozzò in gola.
Nella cassa, tra la paglia, non c’erano affatto vomeri d’aratro, ma fucili francesi Lebel modello 1886, residuati bellici della Grande Guerra, ancora unti di grasso. C’era anche il relativo munizionamento. In quel tempo contrabbandare armi, con la gendarmeria francese che pattugliava le coste algerine a caccia di ribelli nazionalisti e di chi li riforniva d’armi, significava una condanna a morte o marcire a vita nelle terribili carceri della Cayenna.

“Ci hanno caricato la morte in pancia” disse sottovoce il capitano e aggiunse “Se ci fermano, il veliero ‘Madonna di Trapani’ diventerà facile bersaglio per i cannoni delle torpediniere francesi”. Risalimmo silenziosi in coperta, senza dir nulla agli altri dell’equipaggio.

Orazio Ferrara
(1 – continua)

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Cultura

Pantelleria, dal 24 aprile il via a ciclo di seminari dell’UNIPANT sulla Costituzione Italiana

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Pantelleria: il 24 aprile inizia il ciclo di seminari dell’UNIPANT sulla Costituzione Italiana
Cinque incontri gratuiti aperti alla cittadinanza curati dal Prof. Giuseppe Belvisi nell’ambito del progetto Panteschità 3 della Democrazia Partecipata 2025 
 
L’Università Popolare di Pantelleria (UNIPANT), in collaborazione con il Comune di Pantelleria, annuncia l’avvio di un prestigioso ciclo di cinque seminari dal titolo “Sana e Robusta Costituzione”.

 
L’iniziativa, che si inserisce nel più ampio progetto “Panteschità 3: crescita culturale e inclusione per Pantelleria” legato al programma di Democrazia Partecipata 2025, inizierà il prossimo 24 aprile alle ore 18:00 presso la sede UNIPANT di Via San Nicola 42A.

Il corso, curato dal Prof. Giuseppe Belvisi, si propone di offrire ai cittadini strumenti critici e conoscitivi per approfondire i pilastri fondamentali dell’ordinamento giuridico italiano, promuovendo una cultura della partecipazione e della consapevolezza civile.

Il percorso didattico è stato strutturato per analizzare in modo sistematico l’architettura della Carta Costituzionale, partendo dalle sue radici storiche fino ai dettagli dell’Ordinamento Repubblicano.

Gli incontri, tutti ad ingresso gratuito, rappresentano un’importante occasione di crescita culturale per la comunità pantesca e per i visitatori dell’isola, favorendo l’inclusione sociale attraverso la conoscenza dei diritti e dei doveri fondamentali.

Il programma dettagliato degli incontri prevede il seguente calendario, con inizio alle ore 18.00:

·   24 Aprile: Origini e caratteri della Costituzione

·   30 Aprile: Struttura e principi fondamentali

·   8 Maggio: Diritti e doveri dei cittadini

·   22 Maggio: Ordinamento della Repubblica I: Parlamento e Presidente della Repubblica

·   29 Maggio: Ordinamento della Repubblica II: Governo, Magistratura e Corte Costituzionale

“La conoscenza della nostra Costituzione è la base per una democrazia sana e partecipata,” dichiara il Presidente UNIPANT, Francesca Marrucci, presentando la seconda della ricca serie di proposte incluse nel progetto votato dalla cittadinanza. “Ringraziamo il nostro socio, il Prof. Giuseppe Belvisi, per averci proposto questa serie di incontri di estrema attualità e interesse.

Attraverso questo ciclo di seminari, l’Università Popolare di Pantelleria intende rafforzare il legame tra istituzioni e cittadini, fornendo chiavi di lettura essenziali per comprendere il funzionamento dello Stato e il valore della cittadinanza attiva, sempre in linea con i principi fondativi della cittadinanza attiva e consapevole del programma europeo Erasmus.”

L’evento sottolinea l’impegno di UNIPANT nel valorizzare la formazione continua e il libero accesso alla cultura, elementi cardine del progetto Panteschità 3 e di tutti i progetti UNIPANT, non ultimo quello che da lunedì 13 aprile vedrà l’arrivo del primo gruppo Erasmus di giovani francesi che visiteranno l’isola e apprenderanno i modelli panteschi di agricoltura eroica, tutela del paesaggio ed energie rinnovabili.

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Cultura

Pantelleria, sabato 11 aprile tutti insieme per la “Preghiera per la pace”

Direttore

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La Chiesa Madre Ss Salvatore di Pantelleria sta organizzando un incontro collettivo della cittadinanza pantesca per la “Preghiera per la pace”, per sabato 11 aprile, dalle ore 21.

Dopo il periodo pasquale che vede sempre tutti più vicini e partecipativi, l’invito è ad una corale preghiera in questi tempi di conflitti incessanti da quello mondiali a quelli più intimi.

La preghiera è l’elevazione dell’anima, attraverso un pensiero o una espressione rivolti a Dio, e a santi per lodare, ringraziare, chiedere perdono. Può essere vocale, mentale, personale o comunitaria. È considerata un atto di fede, intercessione e un momento di profonda connessione spirituale.

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