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Cultura

ANNI ’50/’60: Gli anni del boom economico e del rinnovamento generazionale

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ANNI ’50/’60: Gli anni del boom economico e del rinnovamento generazionale.

È nell’Italia del miracolo economico, dei primi esodi estivi, della FIAT 500, delle prime minigonne e di Carosello, che, in Italia e anche in Sicilia, si notava un cambiamento epocale nel modo di alimentarsi. Un mio ricordo indelebile risale a quando a Novara le patatine fritte furono prodotte e vendute in buste sigillate dalla P.A.I. (Prodotti Alimentari Industriali) e quando la Cremalba (nata nel 1950 in seguito alla trasformazione della pasta alle nocciole Giandujot in un nuovo prodotto cremoso, ideale per essere spalmato sul pane) diventa SuperCrema, antenata della Nutella.
“Il boom della carne, i cibi confezionati, il burro e il latte: cosa mangiavamo all’epoca del miracolo economico, dove un’Italia finalmente affrancata dalla miseria mescolava tradizione e, per la prima volta, consumi di massa” Gli anni ‘50 sono unanimemente considerati dalla storiografia come il periodo durante il quale il nostro paese, benché uscito sconfitto da una guerra lunga e sanguinosa, riuscì, pur tra innumerevoli difficoltà, a diventare una delle nazioni più industrializzate dell’Occidente.

Sono in particolare gli anni del cosiddetto miracolo economico, il quinquennio compreso tra il 1958 e il 1963, a lasciare un segno indelebile nel tessuto sociale e culturale della nazione. Numerosi i fattori che hanno inciso su questa radicale trasformazione, per primo la fine del regime di autarchia che rivitalizzò il sistema produttivo italiano, costringendolo a modernizzarsi, Il Piano Marshall, che permise l’afflusso dei macchinari e del know how americani e infine il ruolo fondamentale svolto dai grandi conglomerati nazionali quali l’Eni di Enrico Mattei, l’Iri e l’Edison, per il progresso dell’industria petrolchimica e la produzione di fibre sintetiche e fertilizzanti. Gli esiti sociali del miracolo economico sono altrettanto variegati e complessi: si pensi al massiccio flusso migratorio dal Sud al Nord, all’esodo imponente dalle campagne verso i centri urbani, nonché all’abbandono, talora definitivo, dei modi e degli stili di vita preindustriali.

Tuttavia, la vera rivoluzione degli anni ‘50 è rappresentata da un sostanziale aumento del benessere materiale, grazie all’accesso da parte di una fetta sempre crescente della popolazione a quella sfera del loisir (Tempo libero) prima di allora del tutto sconosciuta ai più. Così il consumismo, reso possibile dal fordismo, ovvero dalla produzione in serie e automatizzata di beni di consumo, diventa la parola chiave per definire questa epoca. Non c’è da stupirsi pertanto se anche la dieta degli italiani subisce una serie di cambiamenti risolutivi.

Se nell’Italia agricola e preindustriale era il pane l’alimento principale della maggioranza della popolazione, nel corso degli anni ‘50 il cibo

identificativo dell’intero paese diventa invece la pasta: agnolotti, bucatini, maccheroni, penne, spaghetti, purché sia pasta, condita con salsa di pomodoro che per il pranzo della domenica diventa addirittura ragù. È del 1954 la scena gastronomica più famosa del cinema italiano: Alberto Sordi che non riesce a trattenersi di fronte a un piatto di spaghetti in Un americano a Roma. Un altro importante aspetto è rappresentato dall’introduzione degli elettrodomestici, che finiranno col mutare radicalmente le abitudini alimentari degli italiani.
Tuttavia, è ancora lontano il tempo del cibo surgelato, così solo in primavera si trovano al mercato i piselli, così come solo d’estate sono reperibili le melanzane, i peperoni e i pomodori. Inoltre, la mancanza di autostrade e di collegamenti agevoli non permette commistioni alimentari, dunque il panettone natalizio è una rarità per i meridionali; il pesto lo si può assaggiare solo in Liguria, e per mangiare una vera pizza bisogna andare a Napoli.
Ragion per cui, l’alimentazione di quegli anni è totalmente basata su prodotti locali, stagionali e freschi. Ma come detto poco sopra, il vero salto, insieme economico e culturale, viene favorito dall’avvento degli elettrodomestici, primo fra tutti il frigorifero, che diventa un vero e proprio feticcio per tutte le casalinghe dell’epoca; i primi, messi in commercio dalla Fiat, sono senza congelatore, di color bianco e dal design smussato e tondeggiante.
Nel 1958 la Citterio introduce sul mercato gli affettati in vaschette sottovuoto, inizia così il lento ma inarrestabile declino di un rituale tutto italiano: il taglio dei prosciutti davanti al cliente da parte del salumiere; le norcinerie, dove sapienti figure artigianali si erano dedicati sino ad allora alla gloria del maiale, cominciano a chiudere, rimpiazzate dai supermercati; il primo, creato dalla Supermarkets Italiani, che allora era in maggioranza del magnate americano Nelson Rockfeller, apre a Milano, in Viale Regina Giovanna, nel 1957.
Qui è possibile trovare prodotti come il pomodoro in tubetto, che decreta il successo del marchio Mutti, e i Bucaneve Doria, biscotti a forma di fiore con la glassa di zucchero e il buco centrale. E poi il panettone Motta, i dadi da brodo, le minestre in barattolo della Cirio, le scatolette Simmenthal, i crackers all’americana, le caramelle al miele Ambrosoli, il liquore Strega. Si comincia anche a consumare, sia pur in modeste quantità, la carne in ossequio al regime alimentare iperproteico importato dagli Stati Uniti. E quando, nelle occasioni solenni, si vuole mangiare fuori casa si va in trattoria, vero punto di riferimento della memoria gustativa dell’epoca. Qui i costi sono modesti e i sapori intensi.

L’ostessa prepara i cibi, mentre il marito porta in sala i piatti. Le specialità delle trattorie sono i piatti regionali. Anni 60: nazionalizzazione ed esterofilia Nasceva un’Italia nuova, espressione nostrana di un American way of life tutto acquisti e consumismo: in cucina questo si tradusse, da un lato, con la corsa all’acquisto dei cibi un tempo considerati “ricchi” e diventati di massa, celebrati dalla neonata televisione e ora alla portata di tutti grazie ai primi supermercati.
Il boom del consumo di carne bovina – da sempre simbolo di benessere, fino a qualche anno prima – è lì a testimoniarlo, così come l’affermazione su tutto il territorio nazionale di piatti considerati un tempo regionali, come la pizza e i vari tipi di pasta. Una sorta di “alfabetizzazione del gusto” o “italianizzazione della tavola” – d’altronde sono gli anni di Alberto Manzi e Non è mai troppo tardi – che in fondo “fecero gli Italiani” assai di più di quanto avessero sognato un secolo prima i nostri padri risorgimentali. Ma c’è anche il rovescio della medaglia: i “vecchi” cibi fatti in casa iniziano ad essere visti con disprezzo e ad essere sacrificati sull’altare del cibo confezionato e industrializzato, una tendenza che si radicalizzerà negli anni 70.

Ma vediamo allora quali sono i 10 piatti simbolo degli anni 60.

1. Fettuccine al doppio burro I primi supermercati, ma anche le latterie del Nord Italia, sono pieni del grasso per eccellenza di quegli anni: il burro. Questo ingrediente è praticamente ovunque, e già dal decennio precedente aveva sfondato nella cucina romana poi arrivo anche in Sicilia. Negli anni 60 possono essere considerate un piatto simbolo le tagliatelle al doppio burro del Ristorante Il Sorcio a Donnalucata (Scicli), ricetta nata nel lontano 1908 ma che dopo il 1960 conoscerà il suo massimo splendore.
2. Tagliatelle paglia e fieno con prosciutto, pancetta e pecorino toscano Questo piatto tipico della cucina toscana, in cui parte delle tagliatelle vengono prodotte con purea di spinaci, iniziò negli anni 60 ad uscire dall’ambito regionale e ad affermarsi in tutto il Paese. Il condimento originale? Pancetta, prosciutto e pecorino toscano. L’era della panna è ancora lontana.
3. Insalata di carne in scatola Carne confezionata e a buon mercato: è l’erede delle “scatolette” dei soldati americani, e per gli italiani ancora alle prese con le ristrettezze alimentari è una specie di sogno. Stiamo parlando della carne in scatola. Le pubblicità del tempo la consigliavano assieme a lattuga, pomodori e una spruzzata di succo di limone.

4. Crema spalmabile Cosa sarebbe, l’Italia, senza la sua Nutella? La più famosa delle creme spalmabili, a base di gianduia, nacque ad Alba nel 1964. Il suo successo fu immediato e da essa nacquero numerose ricette. Le più celebri? Il pinguino alla nutella e i biscottini con cocco e nutella.

5. La bistecca alla fiorentina Piatto antico, la bistecca alla fiorentina. Eppure, la carne bovina di prima qualità, fino a quel momento, era un lusso praticamente inarrivabile: solo con il benessere la bistecca, fiorentina e no, si affermerà come pietanza di massa. Negli anni 60 e 70 i consumi di carne bovina, simbolo del tanto agognato benessere, arrivano a livelli da record. Una prima inversione di tendenza avverrà solo nel 1982 con il sorpasso della carne suina, in precedenza demonizzata dai nutrizionisti.
6. Il latte “Bevete più latte / il latte fa bene / il latte conviene/ a tutte le età! / Bevete più latte / prodotto italiano / rimedio sovrano / di tutte le età”.
Così recitava l’ossessivo motivetto del felliniano Boccaccio ’70. Che perseguita il povero Peppino De Filippo alle prese con il provocante manifesto di una prosperosa Anita Ekberg. Ma da Gianni Morandi alle latterie, il latte è uno dei nuovi simboli del benessere come la carne, fuoriuscendo dalle tradizionali aree di consumo montane. E il gelato, soprattutto industriale, non sarà che una delle sue manifestazioni più gustose.

7. Le merendine snack Tra i simboli dei nuovi stili alimentari ci sono gli snack confezionati, quelle merendine che faranno impazzire grandi e piccini. Un esempio? La Fiesta, altra invenzione della Ferrero.
8. Sandwich e picnic Nell’Italia neo-urbanizzata, la domenica la parola d’ordine è picnic: si riscopre il panino, che i più esterofili preferiscono chiamare “sandwich”. Ma i più estremisti ricorrono a pesanti paste al forno per non dimenticare i profumi di casa
9. Polpette al sugo Maledette polpette al sugo. I primi vagiti del benessere, la carne a buon mercato e l’ultima ondata migratoria verso gli Stati Uniti li trasformeranno in uno dei simboli della cucina italiana all’estero. Tanto da finire perfino negli spaghetti, alimentando stereotipi non proprio edificanti per la nostra gastronomia e il nostro Paese.
10. Torta all’ananas La voglia d’esotico percorre già l’Italia, e allora ecco la torta all’ananas, di particolare successo a Natale e dintorni. Un mio ricordo alimentare che risale al 1967 “Il mitico Gelato di Don Firili, le patatine fritte della PAI e la Cremalba…”

Un ricordo indelebile della mia adolescenza è la merenda che consumavo nel mio quartiere degli Archi ad Ibla

Era consuetudine che quando la mia cara mamma andava a lavorare all’ospedale Maria Paternò Arezzo, per il turno delle 14:30 fino alle 22:30, mi donasse una moneta da cento lire che io spendevo a mio piacimento per passare in modo gradevole tutto il tempo che rimanevo nel quartiere degli Archi dove mio padre aveva la barberia. Generalmente spendevo quella intera somma in prodotti alimentari. Nel primo pomeriggio andavo dalla bottegaia “Donna Vicè” e ordinavo un panino francese con la mitica Cremalba (era una pasta alle nocciole Giandujot cremoso) ideale per essere spalmata sul pane; era contenuta in un grande barattolo a due colori e due sapori ben distinti… uno marrone e l’altro bianco/rosa) costo 50 lire. In un secondo momento ordinavo un bel cono (piccolo) a due gusti vaniglia e cioccolato al chiosco del padre del mio amico di giochi Giuseppe, costo 30 lire… ed infine ad tarda serata compravo le patatine fritte (le patatine Pai sono state introdotte sul mercato nel 1965 da Pai Company), costo 20 lire. Ebbene quando sentivo il fischio di richiamo di mio padre… (non esistevano ancora i telefonini, solo pochi avevano in casa il telefono fisso…) sapevo che dovevo immediatamente far ritorno per andare a prendere mia madre presso l’ospedale per il fine turno di lavoro.

NUOVO PROVERBIO: SI STAVA MEGLIO QUANDO SI STAVA MEGLIO Un proverbio molto comune ci dice che “si stava meglio quando si stava peggio” intendendo con questo che le novità non sempre portano ad un miglioramento. Più semplicemente credo che sia un rimpianto per i tempi passati. Rimpianto inteso come nostalgia, come qualcosa che ci è sfuggito e scivolato via nel tempo. Prendendo spunto da Massimo Catalano (musicista e personaggio televisivo) e dai suoi aforismi surreali (“Meglio vivere bene con due pensioni che male con una sola”, “Meglio essere promossi a

giugno che bocciati a settembre”, “Meglio essere giovani, belli e ricchi che vecchi, brutti e poveri”) direi che è il caso di dire “Si stava meglio quando si stava meglio”. C’erano vere relazioni sociali, rispetto per gli insegnanti, aria pulita, un benessere diffuso, un debito pubblico basso, poco traffico e stress assente, famiglie unite, etc. Eravamo liberi e più moderni di oggi e soprattutto senza limitazioni nei rapporti con l’ambiente. L’incuria e l’abbandono del territorio non sapevamo nemmeno cosa fossero, il mostro della burocrazia repressiva lo potevamo immaginare solamente attraverso orribili incubi notturni. E quindi ripeto “SI STAVA MEGLIO QUANDO SI STAVA MEGLIO” 

Salvatore Battaglia
Presidente Accademia delle Prefi

Cultura

Vespa Club Pantelleria lancia “Miss Eleganza in Vespa”: cultura, tradizione e stile isolano in sfilata il 5 luglio 2026

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L’evento promosso dall’A.S.D. Vespa Club coinvolgerà i circoli storici dell’isola in un viaggio tra eleganza e valorizzazione del territorio
 

 

Domenica 5 luglio 2026, dalle ore 21:00 alle ore 24:00, l’isola di Pantelleria ospiterà la manifestazione “Miss Eleganza in Vespa”. L’evento, ideato e organizzato dall’Associazione Sportiva Dilettantistica Vespa Club Pantelleria, nasce con l’obiettivo di celebrare l’eleganza degli abiti e la ricca cultura degli storici Circoli panteschi attraverso lo storico scooter italiano, simbolo di emancipazione e stile sin dal secondo dopoguerra.

Il progetto mira a valorizzare l’identità locale e la storia dell’isola, offrendo al pubblico dei residenti e ai numerosi turisti estivi uno spaccato autentico delle tradizioni pantesche, storicamente legate ai Crcoli e alle loro attività culturali. La sfilata prenderà il via dinanzi alla Chiesa Madre per poi concludersi sotto il Palazzo Comunale. Il percorso vedrà la partecipazione di 15 conducenti del Vespa Club e 15 donne per ciascuna delle tre categorie d’età previste: “Miss Young” (18-30 anni), “Miss Classic” (31-50 anni) e “Miss Lady” (51-70 anni). 

Prima dell’inizio della sfilata, i Presidenti dei Circoli dell’isola avranno l’opportunità di presentare sul palco la storia, la nascita e l’impatto sociale dei propri sodalizi nella comunità.

A valutare il portamento e l’eleganza delle partecipanti sarà una giuria d’eccezione composta da 5 membri non panteschi, una scelta strategica mirata a garantire la massima imparzialità nelle votazioni. Saranno premiate le prime tre classificate per ogni categoria, mentre per tutte le altre partecipanti e per i conducenti delle coreografiche Vespa sono previsti premi di partecipazione in ricordo della manifestazione.

Il Presidente del Vespa Club Pantelleria, Giovanni Pavia, presenta l’evento con orgoglio e soddisfazione: “Sentiamo e crediamo profondamente che questa manifestazione possa attirare l’attenzione dei panteschi, ma soprattutto dei turisti, specialmente coloro che da anni frequentano l’isola. Non si tratta di una mera competizione, ma di una manifestazione unica per l’isola e per tutta la comunità, mirata a dare lustro alla nostra meravigliosa Pantelleria grazie alla cooperazione e allo spirito di aggregazione che ci contraddistingue.”

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Spettacolo

Bagheria si illumina di haute couture: l’International Fashion Week accende il Mediterraneo

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Presentata l’iniziativa presso la Sala Piersanti Mattarella del Palazzo dei Normanni di Palermo. Moda, cultura, arte e spettacolo: un evento che parla il linguaggio universale dello stile


È stata presentata ieri mattina, nella prestigiosa cornice istituzionale della Sala Piersanti Mattarella del Palazzo dei Normanni di Palermo, l’International Fashion Week, iniziativa firmata dalla Camera Nazionale Giovani Fashion Designer, associazione di settore moda dell’UNSIC, capace di intrecciare moda, design, cultura, formazione e valorizzazione del territorio in una visione contemporanea e dal respiro internazionale.

Ad aprire la conferenza stampa è stata la presidente della CNGFD, Alessandra Giulivo, che ha definito la manifestazione «un appuntamento ormai molto atteso a livello nazionale», sottolineando come l’evento sia diventato negli anni un progetto itinerante capace di accendere i riflettori su territori diversi, mettendo in rete eccellenze del Made in Italy, stilisti internazionali e nuove generazioni.

L’evento andrà in scena dal 28 al 30 giugno, trasformando Bagheria in un palcoscenico diffuso di creatività, dove estetica, ricerca stilistica e contaminazioni artistiche daranno vita a un racconto immersivo dedicato al futuro della moda. Non sarà soltanto una rassegna di sfilate, ma un’esperienza totale: un vero fashion system experience, in cui la città diventerà un set a cielo aperto tra eleganza scenografica, performance, installazioni e ospiti di rilievo internazionale.

Tra i momenti più attesi, il suggestivo défilé del 29 giugno alle ore 20, quando l’iconica scalinata e le colonne di Palazzo Villarosa si trasformeranno in una passerella monumentale sospesa tra storia e contemporaneità. Un luogo simbolico che diventerà teatro di una narrazione estetica fatta di luce, architettura e haute couture.

«L’obiettivo è portare la moda dove può dialogare con il territorio e promuovere il patrimonio culturale», ha spiegato Alessandra Giulivo. «La scelta di luoghi storici diventa il palcoscenico ideale per unire creatività, tradizione e innovazione. L’International Fashion Week vuole essere una leva strategica per promuovere non soltanto la moda, ma anche l’artigianato e tutte le eccellenze produttive».

Le collezioni in passerella esploreranno nuove frontiere espressive: visioni audaci, sartorialità evoluta, ricerca materica e dialogo tra tradizione e innovazione tecnologica saranno le direttrici creative degli stilisti protagonisti.

Maison, brand e nomi altisonanti della moda del calibro di Franco Ciambella, Addy Van Den Krommenacker, Maison Celestino, Valentina Vidrascu, Mimì et Mamà e Rogowskie Bridal saranno insigniti del prestigioso Golden Muse Award 2026.

«Al centro dell’evento ci sono le eccellenze del Made in Italy, ambasciatrici di qualità, sartorialità e creatività», ha dichiarato Giulivo. «Ogni collezione racconta storie di tessuti pregiati, lavorazioni artigianali e dettagli curati. Gli stilisti internazionali portano contaminazioni culturali e idee nuove, trasformando la manifestazione in un laboratorio globale di ricerca e innovazione».

Particolare attenzione viene riservata alle nuove generazioni attraverso il concorso “New Generations”, dedicato agli studenti delle accademie e degli istituti di moda.

I due finalisti, Gabriele Villanova e Chiara Ruperto, presenteranno i capi realizzati partendo dai bozzetti selezionati da una commissione tecnica. I loro lavori sfileranno per la prima volta durante l’evento del 29 giugno.

Al vincitore sarà assegnata una borsa di studio, uno stage professionale presso la maison De Santis by Martin Alvarez e una dotazione di software professionali messi a disposizione da Pro2Dev, per un percorso concreto di inserimento nel settore moda.

Durante la conferenza stampa l’onorevole Salvatore Geraci, deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana, ha messo al centro proprio i giovani: «Il messaggio è forte e fresco. Vogliamo dare ai talenti emergenti una vetrina importante e la possibilità di dimostrare il proprio valore. Moda, giovani, sviluppo e cultura possono camminare insieme e rappresentano una concreta opportunità di crescita per chi decide di investire il proprio talento».

Anche il presidente regionale UNSIC Sicilia, Salvatore Falzone, ha rimarcato il valore dell’iniziativa: «La moda rappresenta uno dei settori più prestigiosi dell’economia italiana. Significa impresa, lavoro, formazione e opportunità per i giovani. Manifestazioni come questa contribuiscono a creare valore, favorire nuove opportunità e rafforzare il legame tra tradizione e futuro».

Nel corso dell’incontro è intervenuto anche Giovanni Minutella, direttore provinciale dell’ENASC, che ha sottolineato il valore culturale e sociale dell’iniziativa: «Eventi come questo rappresentano un’occasione straordinaria per valorizzare il territorio e creare connessioni tra cultura, impresa e creatività. La moda diventa così uno strumento di promozione e sviluppo, capace di raccontare l’identità dei luoghi e di offrire nuove prospettive ai giovani».

Prima dell’inizio delle sfilate, alle ore 17, Palazzo Villarosa ospiterà un talk televisivo con eccellenze italiane curato da Piero Muscari, seguito alle ore 19 dal red carpet, momento di incontro tra ospiti, stilisti e protagonisti del fashion system internazionale.

Tra luci scenografiche, installazioni artistiche, musica e atmosfere immersive, Villarosa si trasformerà in una vera e propria cattedrale contemporanea della moda, dove ogni collezione diventerà racconto, emozione e visione.

È ufficialmente iniziato il countdown per l’International Fashion Week: un evento destinato a lasciare un segno indelebile, trasformando Bagheria in un nuovo epicentro del glamour mediterraneo e della creatività internazionale.

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Cultura

Pantelleria, grande partecipazione all’inaugurazione del bunker di Bukkuram: il successo della storia

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Il recupero dell’area eseguito in sinergia tra Enti e uomini

Si è tenuta ieri, meercoledì 24 giugno 2026, l’inaugurazione della valorizzzazione dell’area bunker della sede logistica dell’Esercito  di Bukkuram.
Una contrada rigogliosa per colori e umori ha acoolto i visitatori, con dammusi antichi a fare capolino tra le lievi alture e i terreni coltivati a vite.

Tra militari, civili, turisti e panteschi, l’atmosfera era pregna di emozione e commozione, specie a seguito dei racconti degli attori principali dell’evento: dal Presidente dell’Associazione Barbacane, Carmine Acierno, al Presidente del Parco, Italo Cucci, dal Sindaco Fabrizio D’Ancona al direttore del Parco, Carmine Vitale, un susseguirsi di racconti antichi e di attualità, laddove l’una si interseca con l’altra.

Si è così riaperto un sipario della storia di Pantelleria e dell’Italia tutta molto delicato e anche molto sofferto, che tuttavia ha lascaito qualcosa che merita memoria.

Pantelleria, definita la vedetta del Mediterraneo, ora è protagonista di una importante parentesi di archeologia bellica, su cui il Comune e le associazioni stanno investendo con progetti ambiziosi ma al contempo sicuri e concreti.
Come quello attuale, che l’Associazione Barbacane ha realizzato grazie alla Democrazia Partecipata, che ha visto l’adesione di tantissimi residenti appassionati di cultura isolana.
Un passato remoto piuttosto vicino e sofferto, racchiuso in luoghi che hanno ospitato una vita fatta spesso di lutti o goliarida, a seconda dell’età.

Il compiacimento del Sindaco per il recupero di un percorso antico ricostruito negli ultimi anni, con la passione e la tenacia di quanti ispirino la propria attività per una Pantelleria riscoperta, altisonante e protagonista della storia.
Tanti i testimoni in questo pomeriggio di storia e amore verso Pantelleria: associazioni, personaggi che hanno messo la loro firma in un momento epocale per la cultura dell’isola

Dal Centro Culturale Giamporcaro, alle Guide del Parco, dall’Associazione L’Albero Azzurro a quella dell’Aeronautica al Circolo Corso Umberto, sono solo alcune  intercettate d’impatto nel corso del pomeriggio

 

Dopo le asinelle pantesche Laura e Iris che hanno animato gli esterni dei bunker, le scoperte degli arredi e monili di classe decisamente bellica

Da queste immagini, l’esplorazione della galleria resa incredibilmente suggestiva da un gioco di luci e una regia raffinata ed efficace

Un anno e mezzo, per realizzare tutto ciò, per arricchire Pantelleria di questo pregio storico: tutti i protagonisti hanno lavorato alacremente, alla luce splendida e fiera di una “tacca” nella cultura isolana, con un nuovo contributo nella sua archeologia bellica, che ancora ha tanto da far scoprire e raccontare.

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