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Cultura

π…πšπ―π’π π§πšπ§πš 𝐧𝐞π₯ π’π’π¬π­πžπ¦πš B𝐒𝐛π₯𝐒𝐨𝐭𝐞𝐜𝐚𝐫𝐒𝐨 Nazionale, 𝐫𝐒𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐒𝐳𝐳𝐚𝐭𝐒 𝐞 𝐒𝐧𝐜𝐫𝐞𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐭𝐒 𝐩𝐚𝐭𝐫𝐒𝐦𝐨𝐧𝐒𝐨 π₯π’π›π«πšπ«π’π¨ 𝐞 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐒𝐳𝐒

Matteo Ferrandes

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La Biblioteca comunale di Favignana si appresta a rientrare nel Sistema bibliotecario nazionale. Nel corso degli ultimi mesi è stata riorganizzata la dotazione libraria, anche arricchendola con nuovi volumi acquistati negli ultimi due anni mediante il contributo del Ministero della Cultura, ed è stato rimodulato il catalogo informatico al fine di essere inserito nella rete provinciale e regionale. È stato anche ripristinato il servizio di prestito bibliotecario e di consultazione e sala lettura.
β€œUn risultato importante che Γ¨ stato possibile raggiungere grazie al lavoro svolto dall’Amministrazione comunale in sinergia con gli uffici e i volontari”, dice l’assessore Monica Modica, con delega alla Cultura.

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Spettacolo

Pantelleria, tutti i film dal 10 gennaio al Cineteatro San Gaetano

Direttore

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Nuovo anno, nuovo cartellone per il Cineteatro San Gaetano, che dal 10 gennaio 2026 porta a PantelleriaΒ  pellicole come:

  • sabato 10 gennaio ore 21.00 e domenica 11, ore 21,00 –Β Oi Vita mia,Β  con Pio e Amedeo: Pio Lavora in una comunitΓ  di recupero per ragazzi. Amedeo in una casa di riposo. Uno col matrimonio in crisi , l’altro con la figlia adolescente. Si innesterΓ  una commedia che ha scalato la vetta fino al 10Β° posto del Box Office.
  • sabato 17 gennaio ore 21,00 e domenica 18 ore 15,30 Spongebob Un’avventura da pirati: Spongebob deve lasciare la cittΓ  di Bikini Bottom per ritrovare la corona del Re Nettuno, che Γ¨ stata rubata da un misterioso ladro, e scagionare cosΓ¬ Mr. Krabs, ingiustamente accusato di avere commesso il furto.
  • sabato 18 gennaio ore 21.00 e lunedΓ¬ 19 ore 21.00 – Cinque Secondi: Adriano Sereni, burbero e solitario custode di Villa Guelfi in rovina, vive di routine. L’arrivo di studenti che restaurano la tenuta vicina lo infastidisce. Progetta di cacciarli, ma l’interesse di Matilde trasforma il conflitto in un’alleanzaΒ (da MyMovies).
  • sabato 24 gennaio ore 21,00 e domenica 25 ore 21,00Norimberga: James Vanderbilt rivede il Processo di Norimberga in un film teso e, se vogliamo, spettacolare. Con uno straordinario Russel Crow e il Co-protagonista Rami Malek.Β 
  • sabato 31 gennaio ore 21,00 e domenica 1 febbraio ore 21,00La grazia:Β  Mariano De Santis, anziano Presidente della Repubblica alla fine del suo mandato, affronta una crisi morale quando si trova a dover scegliere se concedere la grazia a due persone che hanno commesso un omicidio
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Cultura

I racconti del vecchio marinaio pantesco / 2 Corallaro

Orazio Ferrara

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Appena usciti dal riparo delle Egadi, il maestrale gonfiΓ² la vela e il San Francesco di Paola cominciΓ² a fendere veloce le onde, sollevando grossi baffi di schiuma bianca ai due lati della prua. Intanto l’equipaggio controllava e metteva a punto la grande croce dell’ingegno e le sue reti, solo la perfetta efficienza di questo strumento, una volta giunti a destinazione, avrebbe permesso di raschiare ben bene il fondale marino profondo e di strappare e catturare poi i preziosi rami di corallo.

Il viaggio verso Tabarka era lungo e il Mediterraneo allora, agli inizi del Novecento, non era frequentato come oggi, solo ogni tanto si vedeva un solitario piroscafo all’orizzonte, lo segnalava il fumo nero del fumaiolo. Mare e cielo, solitudine e silenzio, quest’ultimo rotto solo dal rumore e dal ritmo regolare delle onde contro il fasciame dello scafo. Verso il secondo giorno di navigazione, il mare cambiΓ² colore, passando dal blu cobalto a un verde smeraldo profondo. Fu allora che TotΓ², picciottu β€˜i varca, da prua gridΓ², con voce acuta e gioiosa e con il dito puntato, β€œ”I ferraunu! Don VincΓ¨, arrivano i ferraunu!”. Tutti noi guardammo nella direzione indicata e li vedemmo. Dall’acqua emersero, lucidi e veloci, i delfini. Erano una ventina, una danza di archi perfetti che aprivano e abbellivano la superficie del mare.

Per i corallari trapanesi, i delfini non erano semplici animali marini, ma compagni di viaggio, segni di buon auspicio che accompagnavano la rotta verso i banchi piΓΉ ricchi. Don Vincenzo si accarezzΓ² la barba e sorrise soddisfatto. I delfini iniziarono poi a giocare con l’onda di prua dello schifazzo. Saltavano cosΓ¬ vicini che noi marinai potevamo sentire il loro respiro, quel soffio umido che sapeva di mare, sale e libertΓ . Per alcune ore il San Francesco non fu piΓΉ solo. I delfini guidavano la barca verso il limite dell’orizzonte africano, quasi a mostrare la via verso Tabarka, dove avremmo trovato, cosΓ¬ sembravano augurarci, il tesoro sommerso dell’oro rosso, che raccolto avremmo portato a Trapani, dove lo aspettavano valenti maestri per ricavarne gioielli meravigliosi e preziosi.

Quando le coste tunisine iniziarono a profilarsi all’orizzonte, i delfini scomparvero con un’ultima danza collettiva, lasciando dietro di loro solo cerchi concentrici sul mare. Per tutto il tempo TotΓ², senza distogliere mai lo sguardo, li aveva osservati estasiato senza profferire parola, perduto in

chissΓ  quali pensieri di mare e di avventure. Tanto che nΓ© don Vincenzo nΓ© noi lo avevamo richiamato al lavoro. Giunti sulla secca di Tabarka, sembrΓ² che don Vincenzo facesse navigare il San Francesco a caso, andando in lungo e in largo, su e giΓΉ, poi all’improvviso si segnΓ² con la croce e ordinΓ² di calare l’ingegno.
Il suo lato β€œmisterico” aveva sentito che, nel buio delle correnti di Tabarka, le rosse foreste di corallo aspettavano. La fatica stava per iniziare, ma il cuore di noi marinai era leggero perchΓ© don Vincenzo continuava a sorridere soddisfatto. Quel giorno la raccolta di corallo fu non soltanto abbondante, ma anche di qualitΓ . Avevamo raccolto corallo rosso fuoco del tipo cosiddetto di Sant’Andrea, rami cosΓ¬ grandi e perfetti che si diceva crescessero solo dove il Santo aveva benedetto le acque del mare.
Nella mia passata esperienza di corallaro aveva imparato a distinguere le diverse varietΓ  di corallo: il carbonetto, corallo piΓΉ raro, di un rosso scurissimo, quasi nero, che cresceva nelle grotte piΓΉ profonde e buie; lo squallo, un corallo piΓΉ chiaro, rosato, pescato a profonditΓ  minori; il raro corallo di Sciacca, caratterizzato dal colore arancio-salmone con macchie brunastre e nere. Ma il piΓΉ prezioso e commerciabile restava sempre il corallo rosso, che nei fondali del banco di Tabarka era veramente di qualitΓ  superiore.

Per tutto il tempo del faticoso lavoro intonammo il vecchio canto dei corallari:
Ohè Nicò,
ohè Nicò
mitti curallu russu ‘ncopp’ ’a bascul’
ohè Nirà,
ohè Nirà
e viri comu assumma lu currΓ .

La sera mangiammo enormi tranci di cernia grigliata, pescata allo Scoglio delle Cernie, famoso appunto per le cernie di grandi dimensioni. Il tutto innaffiato da frequenti libagioni di rosso di Salaparuta. Nelle settimane che seguirono lavorammo sempre sodo e sempre la raccolta dell’oro rosso fu piΓΉ che abbondante. In tutto quel periodo mai ci capitΓ², forse grazie alle qualitΓ  β€œmagiche” di don Vincenzo, d’incappare nell’afferratura, ovvero che l’ingegno, per la sua cieca e violenta aratura del fondale, restasse incastrato tra le aguzze rocce di quest’ultimo.

Questo incidente era il piΓΉ temuto dalle barche coralline in quanto rischiava di trascinare a fondo la barca stessa. Solo la prontezza di qualche marinaio, che con il suo coltellaccio tagliava all’istante le funi, evitava la catastrofe. Ma era comunque una sfortuna. Senza l’ingegno, la campagna di pesca del corallo era di fatto conclusa. Era la fine di settembre quando don Vicenzo, vista la panciuta stiva del San Francesco piena zeppa di coralli, ordinΓ² di far rotta su Trapani. Prima di arrivare si calcolΓ², secondo le consuetudini, il valore del carico e si suddivise in proporzione alle spettanze di ognuno: proprietario, capitano,

marinai e mozzo.

Non dimenticando perΓ² di mettere da parte una quota detta la “parte di Sant’Alberto” o “parte delle Anime del Purgatorio”. Questa quota era poi venduta separatamente e il ricavato andava alla chiesa e alle vedove e ai figli dei marinai caduti in mare. Nessuna barca corallina trapanese aveva mai infranto quest’obbligo morale non scritto, anche perchΓ© si credeva che la pena fosse la malasorte nel viaggio successivo. Una superstizione marinaresca a fin di bene.
Oltrepassata l’isola di Levanzo, don Vincenzo ordinΓ² di issare sulla cima dell’albero il piΓΉ grosso ramo di corallo di Sant’Andrea pescato. Era il segnale, per chi aspettava a terra, che la fortuna aveva baciato il San Francesco di Paola e il suo equipaggio.

Una volta che fummo sbarcati, il porto diventΓ² una cucina a cielo aperto. Si doveva consumare il rito del couscous di pesce, ereditΓ  antica degli scambi con la Barberia durante le spedizioni di pesca. La semola “incocciata” in precedenza dalle donne venne cucinata e innaffiata di brodo speziato e guarnita del pesce piΓΉ prelibato (scorfani, gallinelle, cernie), a ciΓ² si aggiunse il buon vino delle campagne trapanesi, che prese a scorrere a fiumi per lavare finalmente via la salsedine rimasta in gola per mesi. A noi, che negli ultimi tempi della campagna di pesca, non avevamo assaggiato altro che gallette biscottate ammuffite, vino annacquato, sarde salate e acqua spesso putrida, quel couscous ci parve qualcosa di celestiale, anzi paradisiaco.
L’oro rosso si trasformava in cibo fresco e vita per le famiglie dei corallari.

Successivamente venni a conoscenza che TotΓ², β€˜u picciottu β€˜i varca, con i soldi della sua parte era subito corso da un sarto per farsi fare β€˜u cuntubba, un cappotto pesante e sfarzoso tipico dei marinai benestanti, da sfoggiare durante il passeggio domenicale in Via della Loggia (oggi Corso Vittorio Emanuele) e dimostrare cosΓ¬ a tutti di essere diventato un vero uomo di mare. Questa era un tempo la Trapani dell’oro rosso.
Una cittΓ  che profumava di pesce, di spezie e di vele, dove si coglievano i coralli nel buio dei piΓΉ reconditi abissi e che poi abili mani di artisti trasformavano in bellezza eterna.

(2 – fine)

Orazio Ferrara

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Cultura

Le levatrici di San Paolo Solarino tra ‘800 e ‘900: da Serafina Coco a Mariuccia Cassia, donne tra tradizione, legislazione e progresso sociale

Laura Liistro

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Nella storia della medicina, un posto di rilievo spetta all’evoluzione della scienza ostetrica, un sapere per lungo tempo ignorato dalla medicina ufficiale.
Fino al Settecento, lo studio teorico dell’ostetricia era del tutto scollegato dalla pratica, affidata interamente all’esperienza delle levatrici, le quali trasmettevano il proprio sapere per imitazione e osservazione alle generazioni successive di donne.


In epoca borbonica, le levatrici erano tenute a pagare una tassa e sottoposte al controllo delle commissioni protomedicali, poichΓ© considerate esercenti unβ€™β€œarte salutare”.
Con la legge Casati del 1859 fu introdotto l’obbligo di possedere un diploma; successivamente, il regio decreto del 10 febbraio 1876 approvΓ² il Regolamento delle Scuole di Ostetricia per levatrici, istituendo corsi presso universitΓ  o scuole mediche.
La Legge sanitaria Crispi n. 5849 del 22 dicembre 1888 stabilΓ¬ che per esercitare la professione fosse necessario essere maggiorenni e diplomati o laureati presso un’istituzione ufficiale del Regno.
L’istruzione, impartita dai medici chirurghi, prevedeva la gestione del parto naturale, con la presenza obbligatoria di un chirurgo in caso di complicazioni.
Nonostante le innovazioni legislative e formative, le difficoltΓ  sociali e culturali furono rilevanti, soprattutto nelle aree rurali.
Le vecchie mammane continuarono a operare secondo antiche credenze, generando fenomeni di abusivismo, testimoniati da numerosi processi a carico di β€œlevatrici empiriche” per contravvenzione alla legge sanitaria e, in diversi casi, per omicidio colposo.

La levatrice a San Paolo Solarino

Nel comune di San Paolo Solarino, la figura della levatrice emerge chiaramente dagli archivi comunali.
Nei registri di nascita non compare mai il termine β€œmammana”, ma sempre la dicitura β€œprofessione levatrice”, evidenziando un passaggio simbolico e concreto verso la professionalitΓ  femminile e una crescita culturale della comunitΓ .
Tra le levatrici documentate troviamo:
β€’ 1839 – Serafina Coco, presente alla nascita e morte di Ambroggio Fontana.
β€’ 1843 – Serafina Coco, che β€œaccompagna l’anima della partoriente”.
β€’ 1849 – Paola Amenta, battezza un bambino nato morto.
β€’ 1854 – Paola Amenta, di circa 50 anni, dichiara la morte alla nascita di una fanciulla.
β€’ 1868 – Paola Amenta, presenta all’anagrafe la nascita di una β€œfemina”.
β€’ 1879 – Paola Amenta, registra una nascita come testimone.
β€’ 1894 – Marianna Liistro, compare negli atti di nascita come levatrice.
β€’ 1897 – Liistro Santa, 57 anni, documentata negli archivi.
β€’ 1899 – Marianna Liistro, 63 anni, ancora attiva.

Dall’inizio del Novecento fino a metΓ  secolo, la professione continua con Lucia Gianni, per concludersi con l’ostetrica Maria Cassia fino all’inizio degli anni β€˜80 segnando la completa transizione verso la medicalizzazione del parto.
Le levatrici di San Paolo Solarino incarnano la sintesi tra sapere tradizionale e competenza formale, tra esperienza empirica e riconoscimento statale.
Il passaggio dal termine mammana a levatrice non fu soltanto terminologico, ma segnΓ² il riconoscimento della donna come protagonista competente nella sfera sanitaria, rispettata e regolamentata dalla legge.

La documentazione archivistica testimonia come la comunitΓ  abbia valorizzato queste figure femminili, rendendole un punto di riferimento sociale ed emotivo per le altre donne.
La storia delle levatrici in Sicilia dimostra che, anche in un contesto rurale e patriarcale, le donne furono agenti di conoscenza, competenza e trasformazione sociale. Attraverso il loro lavoro, esse non solo garantivano la nascita e la sopravvivenza dei bambini, ma contribuivano alla crescita culturale e civile delle comunitΓ .
La levatrice, erede delle mammane e precorritrice dell’ostetrica moderna, rappresenta un simbolo di emancipazione femminile, in cui il sapere pratico e la responsabilitΓ  professionale diventano strumenti di riconoscimento sociale e autonomia, anticipando le forme di empowerment femminile che si sarebbero sviluppate nel XX secolo.
Questo studio Γ¨ dedicato a Mariuccia Cassia, stimata ostetrica di San Paolo Solarino, venuta a mancare il 1Β° gennaio 2026.
La sua lunga carriera rappresenta l’ereditΓ  diretta delle levatrici storiche del comune e il legame tra sapere tradizionale e professionalitΓ  moderna, simbolo della competenza e dell’impegno delle donne siciliane nel campo della nascita.

Laura Liistro

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