Cultura
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La Biblioteca comunale di Favignana si appresta a rientrare nel Sistema bibliotecario nazionale. Nel corso degli ultimi mesi Γ¨ stata riorganizzata la dotazione libraria, anche arricchendola con nuovi volumi acquistati negli ultimi due anni mediante il contributo del Ministero della Cultura, ed Γ¨ stato rimodulato il catalogo informatico al fine di essere inserito nella rete provinciale e regionale. Γ stato anche ripristinato il servizio di prestito bibliotecario e di consultazione e sala lettura.
βUn risultato importante che Γ¨ stato possibile raggiungere grazie al lavoro svolto dallβAmministrazione comunale in sinergia con gli uffici e i volontariβ, dice lβassessore Monica Modica, con delega alla Cultura.
Cultura
I racconti del vecchio marinaio pantesco / 2 Corallaro
Appena usciti dal riparo delle Egadi, il maestrale gonfiΓ² la vela e il San Francesco di Paola cominciΓ² a fendere veloce le onde, sollevando grossi baffi di schiuma bianca ai due lati della prua. Intanto lβequipaggio controllava e metteva a punto la grande croce dellβingegno e le sue reti, solo la perfetta efficienza di questo strumento, una volta giunti a destinazione, avrebbe permesso di raschiare ben bene il fondale marino profondo e di strappare e catturare poi i preziosi rami di corallo.
Il viaggio verso Tabarka era lungo e il Mediterraneo allora, agli inizi del Novecento, non era frequentato come oggi, solo ogni tanto si vedeva un solitario piroscafo allβorizzonte, lo segnalava il fumo nero del fumaiolo. Mare e cielo, solitudine e silenzio, questβultimo rotto solo dal rumore e dal ritmo regolare delle onde contro il fasciame dello scafo. Verso il secondo giorno di navigazione, il mare cambiΓ² colore, passando dal blu cobalto a un verde smeraldo profondo. Fu allora che TotΓ², picciottu βi varca, da prua gridΓ², con voce acuta e gioiosa e con il dito puntato, β”I ferraunu! Don VincΓ¨, arrivano i ferraunu!”. Tutti noi guardammo nella direzione indicata e li vedemmo. Dallβacqua emersero, lucidi e veloci, i delfini. Erano una ventina, una danza di archi perfetti che aprivano e abbellivano la superficie del mare.
Per i corallari trapanesi, i delfini non erano semplici animali marini, ma compagni di viaggio, segni di buon auspicio che accompagnavano la rotta verso i banchi piΓΉ ricchi. Don Vincenzo si accarezzΓ² la barba e sorrise soddisfatto. I delfini iniziarono poi a giocare con lβonda di prua dello schifazzo. Saltavano cosΓ¬ vicini che noi marinai potevamo sentire il loro respiro, quel soffio umido che sapeva di mare, sale e libertΓ . Per alcune ore il San Francesco non fu piΓΉ solo. I delfini guidavano la barca verso il limite dell’orizzonte africano, quasi a mostrare la via verso Tabarka, dove avremmo trovato, cosΓ¬ sembravano augurarci, il tesoro sommerso dellβoro rosso, che raccolto avremmo portato a Trapani, dove lo aspettavano valenti maestri per ricavarne gioielli meravigliosi e preziosi.
Quando le coste tunisine iniziarono a profilarsi all’orizzonte, i delfini scomparvero con unβultima danza collettiva, lasciando dietro di loro solo cerchi concentrici sul mare. Per tutto il tempo TotΓ², senza distogliere mai lo sguardo, li aveva osservati estasiato senza profferire parola, perduto in
chissΓ quali pensieri di mare e di avventure. Tanto che nΓ© don Vincenzo nΓ© noi lo avevamo
richiamato al lavoro.
Giunti sulla secca di Tabarka, sembrΓ² che don Vincenzo facesse navigare il San Francesco a caso,
andando in lungo e in largo, su e giΓΉ, poi allβimprovviso si segnΓ² con la croce e ordinΓ² di calare
l’ingegno.
Il suo lato βmistericoβ aveva sentito che, nel buio delle correnti di Tabarka, le rosse
foreste di corallo aspettavano. La fatica stava per iniziare, ma il cuore di noi marinai era leggero
perchΓ© don Vincenzo continuava a sorridere soddisfatto.
Quel giorno la raccolta di corallo fu non soltanto abbondante, ma anche di qualitΓ . Avevamo
raccolto corallo rosso fuoco del tipo cosiddetto di SantβAndrea, rami cosΓ¬ grandi e perfetti che si
diceva crescessero solo dove il Santo aveva benedetto le acque del mare.
Nella mia passata esperienza di corallaro aveva imparato a distinguere le diverse varietΓ di corallo:
il carbonetto, corallo piΓΉ raro, di un rosso scurissimo, quasi nero, che cresceva nelle grotte piΓΉ
profonde e buie; lo squallo, un corallo piΓΉ chiaro, rosato, pescato a profonditΓ minori; il raro corallo
di Sciacca, caratterizzato dal colore arancio-salmone con macchie brunastre e nere. Ma il piΓΉ
prezioso e commerciabile restava sempre il corallo rosso, che nei fondali del banco di Tabarka era
veramente di qualitΓ superiore.
Per tutto il tempo del faticoso lavoro intonammo il vecchio canto dei corallari:
Ohè Nicò,
ohè Nicò
mitti curallu russu ‘ncoppβ βa basculβ
ohè Nirà ,
ohΓ¨ NirΓ
e viri comu assumma lu currΓ .
La sera mangiammo enormi tranci di cernia grigliata, pescata allo Scoglio delle Cernie, famoso appunto per le cernie di grandi dimensioni. Il tutto innaffiato da frequenti libagioni di rosso di Salaparuta. Nelle settimane che seguirono lavorammo sempre sodo e sempre la raccolta dellβoro rosso fu piΓΉ che abbondante. In tutto quel periodo mai ci capitΓ², forse grazie alle qualitΓ βmagicheβ di don Vincenzo, dβincappare nellβafferratura, ovvero che lβingegno, per la sua cieca e violenta aratura del fondale, restasse incastrato tra le aguzze rocce di questβultimo.
Questo incidente era il piΓΉ temuto dalle barche coralline in quanto rischiava di trascinare a fondo la barca stessa. Solo la prontezza di qualche marinaio, che con il suo coltellaccio tagliava allβistante le funi, evitava la catastrofe. Ma era comunque una sfortuna. Senza lβingegno, la campagna di pesca del corallo era di fatto conclusa. Era la fine di settembre quando don Vicenzo, vista la panciuta stiva del San Francesco piena zeppa di coralli, ordinΓ² di far rotta su Trapani. Prima di arrivare si calcolΓ², secondo le consuetudini, il valore del carico e si suddivise in proporzione alle spettanze di ognuno: proprietario, capitano,
marinai e mozzo.
Non dimenticando perΓ² di mettere da parte una quota detta la “parte di
Sant’Alberto” o “parte delle Anime del Purgatorio”. Questa quota era poi venduta separatamente e il
ricavato andava alla chiesa e alle vedove e ai figli dei marinai caduti in mare. Nessuna barca
corallina trapanese aveva mai infranto questβobbligo morale non scritto, anche perchΓ© si credeva
che la pena fosse la malasorte nel viaggio successivo. Una superstizione marinaresca a fin di bene.
Oltrepassata l’isola di Levanzo, don Vincenzo ordinΓ² di issare sulla cima dellβalbero il piΓΉ grosso
ramo di corallo di SantβAndrea pescato. Era il segnale, per chi aspettava a terra, che la fortuna
aveva baciato il San Francesco di Paola e il suo equipaggio.
Una volta che fummo sbarcati, il porto diventΓ² una cucina a cielo aperto. Si doveva consumare il
rito del couscous di pesce, ereditΓ antica degli scambi con la Barberia durante le spedizioni di pesca.
La semola “incocciata” in precedenza dalle donne venne cucinata e innaffiata di brodo speziato e
guarnita del pesce piΓΉ prelibato (scorfani, gallinelle, cernie), a ciΓ² si aggiunse il buon vino delle
campagne trapanesi, che prese a scorrere a fiumi per lavare finalmente via la salsedine rimasta in
gola per mesi. A noi, che negli ultimi tempi della campagna di pesca, non avevamo assaggiato altro
che gallette biscottate ammuffite, vino annacquato, sarde salate e acqua spesso putrida, quel
couscous ci parve qualcosa di celestiale, anzi paradisiaco.
Lβoro rosso si trasformava in cibo fresco
e vita per le famiglie dei corallari.
Successivamente venni a conoscenza che TotΓ², βu picciottu βi varca, con i soldi della sua parte era
subito corso da un sarto per farsi fare βu cuntubba, un cappotto pesante e sfarzoso tipico dei marinai
benestanti, da sfoggiare durante il passeggio domenicale in Via della Loggia (oggi Corso Vittorio
Emanuele) e dimostrare così a tutti di essere diventato un vero uomo di mare.
Questa era un tempo la Trapani dell’oro rosso.
Una cittΓ che profumava di pesce, di spezie e di vele,
dove si coglievano i coralli nel buio dei piΓΉ reconditi abissi e che poi abili mani di artisti
trasformavano in bellezza eterna.
(2 β fine)
Orazio Ferrara
Cultura
Le levatrici di San Paolo Solarino tra ‘800 e ‘900: da Serafina Coco a Mariuccia Cassia, donne tra tradizione, legislazione e progresso sociale
Nella storia della medicina, un posto di rilievo spetta allβevoluzione della scienza ostetrica, un sapere per lungo tempo ignorato dalla medicina ufficiale.
Fino al Settecento, lo studio teorico dellβostetricia era del tutto scollegato dalla pratica, affidata interamente allβesperienza delle levatrici, le quali trasmettevano il proprio sapere per imitazione e osservazione alle generazioni successive di donne.

In epoca borbonica, le levatrici erano tenute a pagare una tassa e sottoposte al controllo delle commissioni protomedicali, poichΓ© considerate esercenti unββarte salutareβ.
Con la legge Casati del 1859 fu introdotto lβobbligo di possedere un diploma; successivamente, il regio decreto del 10 febbraio 1876 approvΓ² il Regolamento delle Scuole di Ostetricia per levatrici, istituendo corsi presso universitΓ o scuole mediche.
La Legge sanitaria Crispi n. 5849 del 22 dicembre 1888 stabilΓ¬ che per esercitare la professione fosse necessario essere maggiorenni e diplomati o laureati presso unβistituzione ufficiale del Regno.
Lβistruzione, impartita dai medici chirurghi, prevedeva la gestione del parto naturale, con la presenza obbligatoria di un chirurgo in caso di complicazioni.
Nonostante le innovazioni legislative e formative, le difficoltΓ sociali e culturali furono rilevanti, soprattutto nelle aree rurali.
Le vecchie mammane continuarono a operare secondo antiche credenze, generando fenomeni di abusivismo, testimoniati da numerosi processi a carico di βlevatrici empiricheβ per contravvenzione alla legge sanitaria e, in diversi casi, per omicidio colposo.
La levatrice a San Paolo Solarino
Nel comune di San Paolo Solarino, la figura della levatrice emerge chiaramente dagli archivi comunali.
Nei registri di nascita non compare mai il termine βmammanaβ, ma sempre la dicitura βprofessione levatriceβ, evidenziando un passaggio simbolico e concreto verso la professionalitΓ femminile e una crescita culturale della comunitΓ .
Tra le levatrici documentate troviamo:
β’ 1839 β Serafina Coco, presente alla nascita e morte di Ambroggio Fontana.
β’ 1843 β Serafina Coco, che βaccompagna lβanima della partorienteβ.
β’ 1849 β Paola Amenta, battezza un bambino nato morto.
β’ 1854 β Paola Amenta, di circa 50 anni, dichiara la morte alla nascita di una fanciulla.
β’ 1868 β Paola Amenta, presenta allβanagrafe la nascita di una βfeminaβ.
β’ 1879 β Paola Amenta, registra una nascita come testimone.
β’ 1894 β Marianna Liistro, compare negli atti di nascita come levatrice.
β’ 1897 β Liistro Santa, 57 anni, documentata negli archivi.
β’ 1899 β Marianna Liistro, 63 anni, ancora attiva.
Dallβinizio del Novecento fino a metΓ secolo, la professione continua con Lucia Gianni, per concludersi con lβostetrica Maria Cassia fino allβinizio degli anni β80 segnando la completa transizione verso la medicalizzazione del parto.
Le levatrici di San Paolo Solarino incarnano la sintesi tra sapere tradizionale e competenza formale, tra esperienza empirica e riconoscimento statale.
Il passaggio dal termine mammana a levatrice non fu soltanto terminologico, ma segnΓ² il riconoscimento della donna come protagonista competente nella sfera sanitaria, rispettata e regolamentata dalla legge.
La documentazione archivistica testimonia come la comunitΓ abbia valorizzato queste figure femminili, rendendole un punto di riferimento sociale ed emotivo per le altre donne.
La storia delle levatrici in Sicilia dimostra che, anche in un contesto rurale e patriarcale, le donne furono agenti di conoscenza, competenza e trasformazione sociale. Attraverso il loro lavoro, esse non solo garantivano la nascita e la sopravvivenza dei bambini, ma contribuivano alla crescita culturale e civile delle comunitΓ .
La levatrice, erede delle mammane e precorritrice dellβostetrica moderna, rappresenta un simbolo di emancipazione femminile, in cui il sapere pratico e la responsabilitΓ professionale diventano strumenti di riconoscimento sociale e autonomia, anticipando le forme di empowerment femminile che si sarebbero sviluppate nel XX secolo.
Questo studio Γ¨ dedicato a Mariuccia Cassia, stimata ostetrica di San Paolo Solarino, venuta a mancare il 1Β° gennaio 2026.
La sua lunga carriera rappresenta lβereditΓ diretta delle levatrici storiche del comune e il legame tra sapere tradizionale e professionalitΓ moderna, simbolo della competenza e dellβimpegno delle donne siciliane nel campo della nascita.
Laura Liistro
Ambiente
Pantelleria “Capitale Italiana del Mare 2026”. In ballo un milione di euro
RACCOLTA DI MANIFESTAZIONI DI INTERESSE FINALIZZATE ALLA
PARTECIPAZIONE ALLA CANDIDATURA DEL COMUNE DI PANTELLERIA AL TITOLO DI βCAPITALE ITALIANA DEL MARE 2026β
La Presidenza del Consiglio dei Ministri β Dipartimento per le Politiche del Mare ha avviato la
procedura di selezione per il conferimento del titolo di βCapitale italiana del mareβ per lβanno 2026,
prevedendo lβassegnazione di un contributo pari a euro 1.000.000,00 in favore del Comune
selezionato, finalizzato alla realizzazione di un programma annuale di attivitΓ di valorizzazione della
cultura del mare, della biodiversitΓ marina, dellβeconomia del mare e dellβuso sostenibile delle risorse
marine.
LβAvviso ministeriale e le relative Linee guida attribuiscono particolare rilevanza alla condivisione
progettuale con enti territoriali e con soggetti pubblici e privati portatori di interesse presenti sul
territorio, nonchΓ© alla capacitΓ delle amministrazioni locali di attivare reti, collaborazioni e forme di
partenariato, anche pubblico-privato, in grado di rafforzare la qualitΓ e lβimpatto della candidatura.
Pantelleria, isola vulcanica al centro del Canale di Sicilia, rappresenta un unicum nel panorama nazionale e mediterraneo per le sue peculiaritΓ geomorfologiche, ambientali e culturali: un territorio interamente insulare, caratterizzato da un forte rapporto identitario con il mare, da ecosistemi marini di elevato pregio, dalla presenza del Parco Nazionale Isola di Pantelleria, da pratiche tradizionali riconosciute dallβUNESCO (come la vite ad alberello), da una marineria storica, dalla pesca artigianale e da un modello di turismo fortemente legato alla sostenibilitΓ ambientale e paesaggistica. In tale contesto, lβAmministrazione comunale sta valutando di promuovere una candidatura ampia, qualificata e rappresentativa, capace di valorizzare il ruolo del mare nello sviluppo economico, sociale e culturale dellβisola, nonchΓ© la funzione strategica di Pantelleria quale avamposto mediterraneo di dialogo tra culture, tutela della biodiversitΓ e sperimentazione di buone pratiche di sostenibilitΓ .
FINALITΓ DELLβAVVISO
Il presente Avviso Γ¨ finalizzato alla raccolta di manifestazioni di interesse, proposte, contributi
progettuali e dichiarazioni di disponibilitΓ alla collaborazione, da parte di soggetti pubblici e privati,
Comune di Pantelleria Provincia di Trapani
per la costruzione del dossier di candidatura del Comune di Pantelleria al titolo di βCapitale italiana del mare 2026β. LβAvviso ha carattere esplorativo e non vincolante e non costituisce procedura di affidamento nΓ© determina lβassunzione di obbligazioni giuridiche in capo al Comune.
SOGGETTI DESTINATARI
Possono presentare manifestazione di interesse:
β’ enti pubblici e istituzioni;
β’ altri Comuni ed enti territoriali, anche sovracomunali;
β’ universitΓ , enti di ricerca e istituti di formazione;
β’ enti del Terzo Settore;
β’ fondazioni, associazioni e organismi culturali;
β’ imprese, cooperative, consorzi e operatori economici;
β’ operatori attivi nei settori della pesca, dellβacquacoltura sostenibile, del turismo,
dellβeconomia del mare, dellβambiente, della cultura, dellβeducazione e dei servizi.
Γ ammessa la partecipazione sia in forma singola sia in forma associata.
AMBITI DI INTERESSE
Le manifestazioni di interesse potranno riguardare, a titolo esemplificativo e non esaustivo:
β’ valorizzazione della cultura e dellβidentitΓ marinara e insulare di Pantelleria;
β’ tutela e valorizzazione dellβambiente marino e costiero, della biodiversitΓ e degli ecosistemi
del Canale di Sicilia;
β’ economia del mare, pesca artigianale, tradizioni e mestieri storici legati al mare;
β’ turismo sostenibile, destagionalizzazione e servizi di accoglienza coerenti con la fragilitΓ
insulare;
β’ rigenerazione e valorizzazione di spazi costieri, portuali e beni legati al mare;
β’ innovazione, ricerca scientifica e divulgazione sui temi del mare, del vulcanismo e dei
cambiamenti climatici;
β’ educazione ambientale, formazione e sensibilizzazione delle comunitΓ locali e dei visita tenente:
β’ una breve presentazione del soggetto proponente;
β’ una descrizione sintetica della proposta, dellβiniziativa o del contributo che si intende offrire
alla candidatura;
β’ lβeventuale disponibilitΓ a partecipare a forme di partenariato e collaborazione;
β’ i riferimenti del referente.
Le manifestazioni di interesse dovranno pervenire entro e non oltre il 12 Gennaio 2026,
esclusivamente tramite PEC al seguente indirizzo : protocollo@pec.comunepantelleria.it indicando
nellβoggetto : βManifestazione di interesse β Capitale italiana del mare 2026 β
FACOLTΓ DELLβAMMINISTRAZIONE
LβAmministrazione comunale si riserva la facoltΓ di:
β’ valutare, integrare, rimodulare o aggregare le proposte pervenute;
β’ valorizzare i contributi ritenuti maggiormente coerenti con la visione complessiva della
candidatura;
β’ non dare seguito ad alcuna proposta, senza che ciΓ² comporti diritti o pretese da parte dei
soggetti partecipanti.
La presentazione della manifestazione di interesse non comporta alcun diritto automatico
allβinserimento nel progetto finale.
TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI
I dati personali saranno trattati nel rispetto della normativa vigente in materia di protezione dei dati
personali, esclusivamente per le finalitΓ connesse al presente Avviso.
RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO
Il Responsabile del Procedimento Γ¨ individuato nel competente Settore del Comune di Pantelleria.
Pantelleria, 02 Gennaio 2026
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