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Giovedì 29 ottobre 2026

Proverbi marinareschi a Pantelleria / 1

Proverbi marinareschi a Pantelleria / 1
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Il mondo dei proverbi dialettali è ormai un mondo del tutto scomparso. Oggi si usa qualche
proverbio, sempre dialettalmente, per impreziosire un discorso o una pagina scritta. E’ solo
un’esercitazione retorica di stile. Null’altro.

Migliaia di proverbi dialettali, da quelli siciliani a quelli
napoletani, a quelli genovesi, sono letteralmente scomparsi nel dimenticatoio più assoluto. Anzi
qualcuno dubita se un dato proverbio citato facesse veramente parte del suo dialetto locale.
Eppure un tempo il detto dialettale era un concentrato di saggezza popolare, una specie di scuola di
vita per i più giovani.
Poche parole, spesso condite d’ironia, spiegavano e facevano capire più di
lunghi e noiosi discorsi. Gelosi custodi di questa saggezza in pillole erano gli anziani di ogni
comunità, che la dispensavano soltanto nell’occasione giusta per spiegare gli eventi (ma anche i
personaggi) del momento.
Questi anziani solevano ripetere che “lu pruverbiu anticu nun sbagghia mai” (il detto antico non
fallisce mai). I siciliani poi usavano anche la bella e fascinosa espressione “Lu mottu anticu è lu
Vanceliu nicu” (Il motto antico è il Vangelo piccolo). Espressione dialettale quella del Vangelo che
mi piace moltissimo.
All’interno del vasto mondo dei proverbi in dialetto, c’era poi per i paesi di mare un sottomondo,
non meno vasto, in cui i detti antichi rappresentavano una vera e propria scuola per i giovani
marinai alle prime armi.

Dai proverbi marinareschi s’imparava a leggere il vento, il mare, le nuvole

Da quei proverbi marinareschi s’imparava a leggere il vento, le onde, la
luna, le nuvole, il cielo. A quei tempi non c’era bollettino meteorologico e bisognava leggere e
interpretare in modo corretto i segni premonitori dell’aria e del mare.
Ancora persiste in taluni paesi costieri della Sicilia il ricordo di molti proverbi marinareschi.
A
Pantelleria un po’ meno, eppure per tutto l’Ottocento e la prima metà del Novecento l’isola aveva
una flotta di velieri di prim’ordine con patrun ed equipaggi esperti e una buona rappresentanza di
pescatori con le loro barche per cui i proverbi marinareschi erano davvero tanti.
Di seguito cercheremo di trarre dall’oblio quei proverbi che condivano la vita sul mare, sempre
perigliosa e incerta, dei marinai e pescatori panteschi.

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A bon vasceddu nun manca timuni
A un buon vascello non manca il timone.
Il detto non si riferisce affatto al timone vero e proprio,
ma all’uomo che governa quest’ultimo o più precisamente al capitano del vascello. Era il buon
comando a quel tempo (ma ancora oggi) a fare la differenza, tra la vita e la morte, in mare. Quando
si vedeva una barca, vele al vento, correre veloce e dritta sul mare, era sicuro che a bordo c’era un

“bon timuni”. Per traslazione veniva usato anche per la buona e oculata conduzione della casa e
della famiglia.

Acqua davanti e ventu darreri
Acqua davanti e vento alle spalle.
Questo proverbio mi è caro perché lo citava sottovoce mia madre,
Caterina Salsedo, pantesca doc anche dopo settant’anni nel Napoletano, quando si allontanava una
persona fastidiosa e pettegola. Gli si augura financo una buona navigazione in mare e vento
favorevole alle vele purché si levi di torno il più velocemente possibile. In taluni luoghi della costa
siciliana spesso viene aggiunto, con ironia, “e sapuni moddu sutt’e pedi” (e sapone molle sotto i
piedi). Allontanarsi più veloci di così non si può!

Acqua di celu e sardi a la magghia
Acqua dal cielo e sarde alla rete.
E’ un proverbio di pescatori. Si dice quando un evento, in questo
caso la pioggia, rende più impegnativo e difficoltoso un lavoro, in questo caso togliere una per una
le numerose sarde impigliate nella rete. Alla fine si è zuppi fradici di pioggia. In alcune zone è
aggiunto “a cu l’avi si li smagghia” ovvero lo sfortunato deve arrangiarsi da solo e quindi
sbrigarsela sempre da solo.

Avemu sardi a smagghiari!
Abbiamo sarde da togliere dalla rete!
Fa il paio con il precedente. Lo si dice quando si è di fronte a
un lavoro improbo e lungo e le condizioni non sono delle migliori.

1 – continua


Orazio Ferrara

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