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Tracciabilità del pescato. Sequestrati oltre un quintale da parte della Guardia Costiera

Giovedì 29 ottobre 2026

Sequestrati attrezzi da pesca non consentiti dalla Guardia Costiera di Trapani nelle Egadi e San Vito Lo Capo

Sequestrati attrezzi da pesca non consentiti dalla Guardia Costiera di Trapani nelle Egadi e San Vito Lo Capo
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Sequestrati attrezzi da pesca non consentiti da parte degli uomini della
Guardia Costiera di Trapani nell’arcipelago delle Egadi e al largo di San Vito
Lo Capo

Nell’ambito delle attività di controllo in materia di pesca marittima, nei giorni scorsi,
l’unità navale CP 770 della Capitaneria di porto di Trapani, in tre distinte operazioni, ha
individuato e sequestrato 105 attrezzi da pesca non consentiti (cosiddetti “cannizzi”),
posizionati tra le 08 e 20 miglia nautiche dalla costa in un’area di mare antistante l’isola
di Levanzo e al largo di San Vito Lo Capo.

I “cannizzi” sono dispositivi da pesca artigianali costituiti da un galleggiante ancorati sul
fondo tramite una cima di polipropilene legati attorno ad un peso che agisce da zavorra
e sono utilizzati per creare ombreggiamento artificiale in mare, con lo scopo di attirare
alcune specie ittiche che, successivamente, vengono catturate con i sistemi di rete da
pesca a circuizione da parte delle unità da pesca.

Da un punto di vista normativo, rientrano nella categoria dei “Dispositivi di Aggregazione
del Pesce” ossia Fish Aggregating Device (FAD), la cui disciplina è regolata a livello
nazionale con decreto ministeriale del 10.08.2026 – Disciplina della pesca della
lampuga con FAD – e sono sistemi che possono essere utilizzati esclusivamente dal 15
agosto al 31 dicembre con cime e galleggianti biodegradabili al fine di minimizzare
l’impatto sull’ambiente e soprattutto devono essere segnalati.

Gli attrezzi individuati, privi di segnalamento, invece rappresentavano un pericolo per la
navigazione delle unità in transito tra le 8 e le 20 miglia nautiche dalla costa in quei tratti
di mare; nel corso delle operazioni, il personale della CP 770 ha, inoltre, salpato dal
mare più di 500 taniche in plastica rigida, oltre a reti ombreggianti e cime non
biodegradabili, per un totale stimato di almeno una tonnellata di plastica, materiale non
conforme alle normative nazionali ed europee.

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