Area Marina Protetta a Pantelleria, il Sindaco “Prima di tutto la volontà dei panteschi
“Un’Area Marina Protetta, da sola, garantisce automaticamente una maggiore tutela dell’ambiente?” La risposta del Sindaco D’Ancona
In questi giorni, a seguito del dibattito pubblico svoltosi nell’ambito della 4ª Rassegna del
Mare – Sebastiano Tusa, organizzata dall’Amministrazione comunale con la Fondazione Tusa, si
è sviluppato un confronto molto acceso sull’eventuale istituzione di un’Area Marina Protetta
a Pantelleria.
Se una semplice discussione pubblica ha generato tanta attenzione, significa che il tema è
sentito dalla comunità. E proprio per questo non può essere affrontato nelle stanze di qualche
ufficio, né attraverso percorsi dei quali la cittadinanza venga informata soltanto a decisioni prese.
Voglio quindi ribadire con assoluta chiarezza la posizione mia e dell’Amministrazione comunale
che rappresento.
Qualunque nuovo strumento di tutela, vincolo, organismo o forma di regolamentazione
destinato a incidere sulla vita dei panteschi, sulle attività economiche e sul nostro sistema
produttivo dovrà essere conosciuto, discusso e approfondito prima di qualsiasi decisione. Non si
tratta di essere favorevoli o contrari a un’Area Marina Protetta per principio. Si tratta di affermare
un concetto ancora più importante: Pantelleria non può essere destinataria passiva di decisioni
assunte altrove.
L’eventuale istituzione di un’Area Marina Protetta dovrà quindi essere preceduta da un
confronto serio, trasparente e documentato con la comunità e con tutti coloro che vivono e lavorano
sul mare.
C’è poi un altro punto che considero fondamentale. L’attenzione di Pantelleria per il
proprio mare, le proprie coste, l’ambiente, la flora e la fauna marina non nasce oggi e non nasce
con l’eventuale istituzione di un’Area Marina Protetta. La comunità pantesca conosce da
generazioni il valore straordinario del proprio patrimonio naturale.
Il rapporto tra l’isola e il suo
ambiente è antico e profondo ed è stato costruito nei secoli attraverso un equilibrio spesso
difficile tra uomo e territorio. Questo non significa che oggi non siano necessarie nuove forme di
tutela. Significa, semplicemente, che la tutela ambientale non può essere identificata
automaticamente con l’istituzione di una nuova area vincolata o di un nuovo organismo di gestione.
Gli strumenti possibili sono diversi: interventi mirati, zone di tutela specifiche,
regolamentazione delle attività, monitoraggio scientifico, ripristino degli habitat, misure temporanee
o permanenti, gestione condivisa e strumenti collegati alla rete Natura 2000.
La stessa Pantelleria offre oggi un esempio concreto di questa possibilità.
Il progetto
PANTHER, nato dalla collaborazione tra ricerca scientifica, pescatori e soggetti del territorio,
ha portato alla realizzazione di interventi di ripristino degli habitat marini nella Secca di
Campobello e all’istituzione di una specifica area di interdizione di circa 35.000 metri quadrati. È
un esempio importante perché dimostra che si può intervenire concretamente sulla tutela di un
habitat attraverso uno strumento mirato, costruito sulle caratteristiche di quel luogo e sulle esigenze
di chi quel mare lo vive.
Dobbiamo inoltre avere il coraggio di porci una domanda semplice: un’Area
Marina Protetta, da sola, garantisce automaticamente una maggiore tutela dell’ambiente? La
risposta che emerge dalla ricerca scientifica è no. L’efficacia di un’area protetta dipende
dalla qualità della gestione, dalla disponibilità di risorse, dal monitoraggio, dai controlli e dalla
capacità di far rispettare concretamente le regole. Uno studio sulle riserve marine italiane
ha evidenziato differenze significative nei risultati ecologici proprio in relazione al livello di
controllo e di applicazione delle norme.
Del resto, anche ISPRA sottolinea l’importanza non
soltanto della superficie formalmente sottoposta a tutela, ma della qualità della gestione,
del monitoraggio e della valutazione dell’efficacia delle misure adottate.
Per questo la domanda che dobbiamo porci non può essere semplicemente: “AMP sì o AMP
no?”
La domanda deve essere: Quale sistema di tutela è realmente efficace per il mare di
Pantelleria? Quali benefici produce per l’ambiente? Quali costi e quali limitazioni comporta?
E quali ricadute avrà per chi vive e lavora sull’isola? Questa è la discussione che dobbiamo avere.
L’isola di Pantelleria è già interessata da un sistema articolato di tutela ambientale
e paesaggistica: il Parco Nazionale interessa circa l’80% del territorio, mentre sono presenti siti
della rete Natura 2000, vincoli paesaggistici e ulteriori strumenti di pianificazione e tutela. È
proprio per questo che dobbiamo evitare di affrontare ogni nuovo problema ambientale
aggiungendo semplicemente un ulteriore livello di vincoli.
La percezione di una parte significativa della comunità, dei tecnici e delle imprese è che
l’attuale sistema vincolistico, in molte circostanze, non riesca a tradursi in una maggiore
tutela concreta dell’ambiente e venga invece vissuto soprattutto come un sistema burocratico,
complesso e penalizzante, capace di rallentare o appesantire le procedure per cittadini e attività
economiche.
Questa percezione non può essere ignorata. Anzi, deve diventare parte della
discussione: se introduciamo un nuovo strumento di tutela, dobbiamo essere in grado di dimostrare
che porterà più ambiente, più efficacia e più qualità nella gestione, non semplicemente più divieti,
più procedure e più burocrazia.
Pantelleria ha già conosciuto, nel corso degli anni, decisioni e percorsi istituzionali nei
quali il coinvolgimento della popolazione non sempre è stato percepito come sufficiente.
Non
possiamo ripetere gli stessi errori.
Nella fattispecie, il mare di Pantelleria non è soltanto un patrimonio naturalistico. È pesca,
turismo, nautica, diving, lavoro, impresa, economia e identità. È la vita quotidiana di una comunità.
Per questo la tutela dell’ambiente deve procedere insieme alla tutela della comunità
che quell’ambiente vive ogni giorno. Non possiamo accettare che una decisione di questa
portata venga presentata ai panteschi come un fatto già compiuto.
La questione più importante, oggi, è quindi una sola: come conoscere realmente la volontà
della comunità pantesca? Non basta contare i commenti sui social, non basta misurare il
clamore di qualche giornata, non basta contrapporre un “sì” e un “no”.
Dobbiamo comprendere le ragioni di chi è favorevole e quelle di chi è contrario.
Dobbiamo distinguere le posizioni ideologiche dalle valutazioni fondate su dati, esperienza,
conoscenza del territorio e preoccupazioni concrete.
Per questo sono pronto ad ascoltare tutte le proposte utili a costruire un percorso serio e
partecipato. Si potranno valutare assemblee pubbliche, incontri con le categorie economiche e
professionali, momenti di confronto con esperti indipendenti, raccolta strutturata delle osservazioni,
questionari e, qualora giuridicamente possibile e ritenuto opportuno, anche forme più dirette di
consultazione popolare. Il percorso dovrà coinvolgere non soltanto i cittadini residenti, ma anche
coloro che dal mare traggono direttamente o indirettamente lavoro e reddito: pescatori,
operatori turistici, diving, diportisti, imprese, attività balneari, operatori della nautica e tutte le
altre realtà interessate.
L’obiettivo deve essere uno solo: arrivare alle istituzioni competenti con una posizione della
comunità pantesca consapevole, documentata e partecipata. Una posizione costruita sui dati e sulla
conoscenza, non sui social. Una posizione maturata dopo avere ascoltato tutti e dopo avere studiato
ciò che è accaduto e accade nelle altre realtà.
La mia posizione è chiara e voglio ribadirla con estrema fermezza: io non sono contrario alla
tutela del mare. Al contrario, sono favorevole a ogni misura che possa garantire una protezione
reale, efficace e duratura del nostro patrimonio marino.
Ma tutela del mare non significa
necessariamente istituzione di un’Area Marina Protetta. Un’AMP non può essere considerata,
per principio, l’unico o il migliore strumento possibile. La scelta deve essere il risultato di
un’analisi seria, scientificamente fondata e soprattutto calata nella realtà di Pantelleria.
Un eventuale strumento di tutela, per essere realmente efficace, deve essere compreso,
condiviso e proporzionato alle caratteristiche ambientali dell’isola e alle esigenze della comunità
che quel mare vive ogni giorno. Non può essere percepito come un ulteriore livello di vincoli e di
burocrazia, né come un modello astratto semplicemente trasferito da altre realtà.
Per questo non mi oppongo alla tutela: mi oppongo all’idea che la tutela possa essere
considerata efficace solo perché porta il nome di un’Area Marina Protetta. Prima di scegliere lo
strumento, dobbiamo dimostrare che sia quello giusto per Pantelleria, che produca benefici
ambientali concreti e misurabili e che sia compatibile con il tessuto sociale ed economico dell’isola.
E soprattutto, una scelta di questa portata non può prescindere dalla comunità pantesca: la tutela del
nostro mare deve essere costruita con chi quel mare lo conosce, lo vive e da esso trae lavoro,
identità e futuro.
Su questo punto la mia posizione e quella dell’Amministrazione comunale sono
e resteranno assolutamente chiare: prima di tutto viene la volontà dei panteschi.
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