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Giovedì 29 ottobre 2026

Quando il teatro entra nel buio: a Pantelleria l’esperimento di “Ladri di scarpe”

Quando il teatro entra nel buio: a Pantelleria l’esperimento di “Ladri di scarpe”
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Niente palcoscenico, niente sipario, niente luci. E soprattutto niente distanza tra attore e spettatore.
Per quindici minuti, dodici persone alla volta sono entrate in una piccolissima stanza completamente nera alle Alcove di van der Grinten, a Pantelleria, senza sapere cosa sarebbe accaduto.

È successo il 21 settembre con Ladri di scarpe, una performance costruita intorno a un principio tanto semplice quanto insolito: per partecipare bisognava accettare di non sapere.
Cellulari spenti, silenzio assoluto, nessun applauso. Nella galleria, illuminata soltanto da poche candele a terra, gli spettatori ricevevano le ultime istruzioni. Poi una piccola torcia li accompagnava oltre una seconda porta, nella stanza della performance: pareti e soffitto dipinti di nero, oscurità totale.
E lì qualcuno li stava già aspettando.

Gianni Bernardo, interamente vestito di nero, era nascosto alla vista in un angolo. Quando cominciava a recitare, per alcuni spettatori la sua voce arrivava improvvisamente da pochi centimetri di distanza.

Da quel momento iniziava Ladri di scarpe, un racconto inquieto che parte da misteriosi furti di calzature e conduce il protagonista in un cinema all’aperto, dove l’incontro con una donna vestita di nero trasforma una sera qualunque in qualcosa di molto diverso.

La formula richiama, pur nelle dimensioni minime dell’esperimento pantesco, quella ricerca teatrale contemporanea che in diverse parti del mondo ha provato a eliminare il confine tradizionale tra scena e platea. Qui, però, non servivano grandi scenografie: bastavano una stanza nera, un attore e dodici persone disposte ad affidarsi al buio.
Le repliche previste erano otto. La richiesta del pubblico ha portato ad aggiungerne una nona.

E l’esperimento continuava anche fuori dalla stanza. Chi aveva assistito alla performance incontrava inevitabilmente gli spettatori del turno successivo, ma rispettava la consegna ricevuta: non raccontare nulla. Intanto Gereon van der Grinten offriva vino e davanti alle Alcove si formava spontaneamente un piccolo gruppo tra chi aveva già vissuto l’esperienza e chi aspettava ancora di entrare.

Soltanto alla fine delle repliche sono arrivati i commenti: «Che meraviglia», «Che privilegio», insieme agli apprezzamenti per l’atmosfera, il testo e la precisione della recitazione di Bernardo.

Anche il misterioso autore indicato sulla locandina faceva parte del gioco. Ludwig Hap Ler non esiste: il nome era stato inventato, così come era deliberato il continuo mescolarsi di suggestioni italiane e tedesche nella comunicazione dell’evento. Rimane invece non dichiarata l’origine del testo, che Bernardo preferisce continuare a custodire.

Il mistero di Ladri di scarpe, dunque, oggi può essere raccontato.

Ma ciò che ognuno ha provato in quei quindici minuti al buio resterà soltanto suo.

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