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Giovedì 29 ottobre 2026

Pantelleria, Enrica De Biasi “Cimitero di Khamma è potenziale attrattiva turistica. Fermatevi”

Pantelleria, Enrica De Biasi “Cimitero di Khamma è potenziale attrattiva turistica. Fermatevi”
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FERMATEVI. Il vecchio cimitero di Khamma potrebbe essere una delle bellezze da raccontare di Pantelleria
 
Gentile Direttore,
 
in questi giorni sto leggendo numerosi articoli e interventi relativi al progetto di demolizione del vecchio cimitero di Khamma. Vorrei provare a proporre una riflessione diversa, rivolta soprattutto a chi oggi ha la responsabilità di amministrare l’isola.
 
Fermatevi
 
Non lo dico per spirito di polemica, né per una pregiudiziale contrarietà alle scelte dell’Amministrazione. Al contrario  lo dico perché vorrei offrire un punto di vista differente, forse non ancora sufficientemente considerato, che potrebbe suggerire una strada alternativa a quella della demolizione.
 
Le considerazioni sul rispetto dei defunti, delle tradizioni funerarie e della memoria collettiva sono tutte assolutamente condivisibili. Un cimitero non è mai soltanto un insieme di costruzioni: è un luogo nel quale si depositano storie familiari, identità, affetti e frammenti della vita di una comunità. Ma credo che, nel caso del vecchio cimitero di Khamma, ci sia qualcosa in più da considerare.
 
Vorrei provare a guardare quel luogo non come qualcosa di cui liberarsi, ma come qualcosa su cui investire.
 
Il vecchio cimitero di Khamma è, a mio avviso, un bene di straordinario valore. E lo è indipendentemente dall’esistenza o meno di specifici vincoli di tutela. Perché non sono i vincoli amministrativi a determinare il valore di un luogo: sono la sua storia, la sua architettura, il rapporto con il paesaggio, la sua unicità.
 
Ci sono luoghi che, proprio perché non sono stati progettati per essere belli, finiscono per esserlo in maniera sorprendente. Piccole architetture nate da necessità pratiche, testimonianze di un tempo e di una cultura, che oggi assumono un valore estetico e antropologico del tutto particolare.
 
Il vecchio cimitero di Khamma appartiene a questa categoria
 
Nel Mediterraneo esiste un patrimonio funerario straordinario, spesso poco conosciuto, soprattutto nelle piccole isole. Luoghi nei quali l’architettura della morte si è adattata alla morfologia del territorio, alla natura della pietra, alla scarsità degli spazi e alla necessità di trovare un equilibrio con un paesaggio talvolta aspro, verticale, quasi primordiale.
 
Sono piccoli villaggi dei morti, architetture essenziali, geometrie di tombe, nicchie e costruzioni che sembrano nascere direttamente dalla terra. In alcuni casi, come nelle architetture funerarie rupestri, la pietra non viene semplicemente utilizzata per costruire: diventa essa stessa architettura.
 
È un patrimonio che racconta molto più di una tradizione funeraria. Racconta il rapporto tra gli uomini e il territorio, tra la vita e la morte, tra la comunità e il paesaggio che l’ha generata.
 
Non è un caso che anche altrove, nelle isole del Mediterraneo, questi luoghi siano diventati elementi di interesse culturale e di visita. Penso, per esempio, al patrimonio storico e funerario di Carloforte, nell’isola di San Pietro, o ai suggestivi paesaggi di Ponza, dove la relazione tra insediamenti, architetture e natura costituisce essa stessa un motivo di scoperta.
 
Perché non immaginare che anche il vecchio cimitero di Khamma possa diventare una piccola destinazione culturale?
 
Pantelleria ha costruito negli anni una propria riconoscibilità turistica intorno al mare, ai dammusi, ai terrazzamenti, ai muretti a secco, alle contrade, ai sentieri e alla straordinaria unicità del suo paesaggio. Ma l’isola ha molto altro da raccontare.
 
C’è una Pantelleria che si scopre camminando, attraversando le contrade, osservando le architetture rurali, seguendo le tracce della sua storia.
 
In questa prospettiva, il vecchio cimitero di Khamma potrebbe diventare una tappa di un itinerario culturale e paesaggistico, un luogo da visitare e da raccontare. Non necessariamente attraverso grandi interventi o costosi progetti di riqualificazione, ma cominciando da un’operazione di recupero, conservazione e valorizzazione della sua identità originaria.
 
Si potrebbe immaginare un piccolo percorso di visita, una segnaletica discreta, un progetto di documentazione fotografica e storica, magari una collaborazione con studiosi, architetti, antropologi e operatori culturali.
 
Oggi il turismo più interessante, quello che cerca esperienze autentiche e non soltanto servizi, è sempre più attratto da luoghi capaci di raccontare una storia. Non soltanto monumenti celebri, ma anche piccoli patrimoni nascosti, architetture minori, tracce di civiltà e testimonianze di una cultura locale che altrove sono state cancellate o dimenticate.
 
E Pantelleria, sotto questo profilo, possiede un patrimonio immenso.
 
Mi domando allora: perché distruggere qualcosa che, con un progetto intelligente, potrebbe diventare un valore aggiunto per l’isola?
 Non tutto ciò che è vecchio deve necessariamente essere conservato. Ma non tutto ciò che è vecchio deve necessariamente essere eliminato.
 La differenza la fa la capacità di riconoscere il valore di ciò che abbiamo davanti.
 
Un’Amministrazione lungimirante non dovrebbe limitarsi a gestire ciò che eredita, ma dovrebbe avere il coraggio di riconoscere, anche nelle cose apparentemente marginali, le opportunità che altri non hanno ancora saputo vedere.
 
Il vecchio cimitero di Khamma potrebbe essere una di queste.
 Per questo il mio invito è semplice: fermatevi, guardatelo ancora una volta, immaginate cosa potrebbe diventare.
 
Prima di cancellare un pezzo di storia, proviamo almeno a capire se non possa trasformarsi in un pezzo di futuro.

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Enrica De Biasi

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