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Giovedì 29 ottobre 2026

Il vescovo de Requesens e la nascita di una comunità sotto il segno paolino

Il vescovo de Requesens e la nascita di una comunità sotto il segno paolino
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Il vescovo Giuseppe Antonio de Requesens e la nascita di una comunità voluta sotto il segno paolino

Nel cuore della Sicilia sud-orientale, Solarino custodisce un’identità profonda che affonda le sue radici non soltanto nella storia feudale del Settecento, ma soprattutto nella visione pastorale di un vescovo: Giuseppe Antonio de Requesens, guida della diocesi di Siracusa dal 1755 al 1772.

Il legame tra il presule e Solarino non fu episodico né marginale; al contrario, esso fu originario, fondativo e fortemente simbolico, al punto da fare del borgo una vera “terra di San Paolo”, pensata e voluta sotto il segno del culto paolino.
Quando de Requesens promosse la nascita del nuovo centro abitato, Solarino non venne concepita come un semplice insediamento agricolo né come il risultato di una mera iniziativa feudale.
Nella mente del vescovo, formatosi alla scuola benedettina e attento interprete della pastorale post-tridentina, fondare un borgo significava dare origine a una comunità cristiana ordinata, dotata di una chiara identità religiosa, morale e sociale.

In questo progetto si colloca anche il ruolo del nipote, fondatore ufficiale sul piano giuridico e amministrativo: la sua azione fu l’espressione concreta di una volontà più alta, già pensata, sostenuta e voluta dal vescovo, che ne fu l’ispiratore spirituale e il vero garante morale.
La scelta di porre Solarino sotto la protezione di San Paolo Apostolo non fu casuale. 
Siracusa era, ed è, città paolina per eccellenza, custode di una memoria antichissima del passaggio dell’Apostolo delle genti.

Stemma sul pavimento prospiciente la tomba di Giuseppe Antonio de Requesens(1703-1772), vescovo di Siracusa, nella Cappella di Santa Lucia, nel Duomo di Siracusa


Solarino, sorta all’interno della diocesi siracusana, divenne così una naturale estensione di quella tradizione, un nuovo spazio sacro in cui il culto paolino potesse radicarsi e trasmettersi nel tempo. Intitolare il borgo a San Paolo significava iscriverlo consapevolmente in una storia di fede, missione e conversione che affondava le sue radici nei primi secoli del cristianesimo.
Giuseppe Antonio de Requesens non si limitò a un’indicazione devozionale o simbolica.
Egli sostenne la fondazione di Solarino con uno sforzo finanziario straordinario, arrivando a indebitarsi personalmente e coinvolgendo direttamente le istituzioni ecclesiastiche della diocesi per reperire le risorse necessarie alla costruzione delle abitazioni, della chiesa, delle opere pubbliche e al popolamento del territorio.
La fondazione ufficiale, affidata al nipote secondo le consuetudini dell’epoca, fu dunque l’esito visibile di una volontà più profonda: quella di un vescovo che concepiva la nascita di un paese come un atto di responsabilità cristiana verso le persone e verso il territorio.
In questa prospettiva, Solarino appare chiaramente come una creazione pastorale, prima ancora che feudale.
La centralità della chiesa, l’organizzazione razionale del borgo, la nomina del primo parroco e la scelta del santo titolare riflettono una visione coerente e unitaria. San Paolo, apostolo missionario e fondatore di comunità cristiane, divenne il modello ideale cui ispirare la vita del nuovo paese, chiamato a crescere nella fede, nella coesione sociale e nel senso di appartenenza.
Il legame tra de Requesens e Solarino si consolidò nel tempo fino a diventare parte integrante della memoria storica locale. Quando il vescovo morì a Siracusa il 28 agosto 1772, come ricorda la lapide nel Duomo, Solarino era ormai una comunità viva, strutturata e riconoscibile. Aveva ricevuto dal suo ispiratore non solo un’origine materiale, ma una vocazione spirituale precisa, destinata a durare nel tempo.

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Ancora oggi Solarino porta impresso, seppur in forma attenuata, il segno della sua origine paolina.
Il culto di San Paolo non si è mai del tutto spento e continua a rappresentare un riferimento identitario profondo.
Tuttavia, accanto a questa permanenza simbolica, si è progressivamente affievolito il legame con la radice cristiana e spagnola che diede origine al paese e che trovò proprio nel vescovo Giuseppe Antonio de Requesens il suo principale interprete e garante.
Nel corso dei decenni, Solarino ha intrapreso una strada sempre più marcatamente laica, scelta che ha inciso anche sulla memoria storica collettiva.

Emblematico è l’abbandono del riferimento esplicito all’Apostolo delle genti nel nome originario di San Paolo Solarino: una decisione che non ha rappresentato un semplice aggiornamento toponomastico, ma un gesto simbolico di distacco da una parte fondativa della propria identità.
Questo processo ha prodotto un duplice effetto: da un lato la cancellazione silenziosa di elementi storici documentati, dall’altro la costruzione di una narrazione alternativa, spesso poco fondata su fonti archivistiche e maggiormente orientata da interessi ideologici e letture contemporanee del passato.
In questo contesto, la figura di Giuseppe Antonio de Requesens — padre spirituale della comunità e ispiratore della sua nascita — è stata progressivamente marginalizzata, fino quasi a scomparire dal racconto pubblico delle origini del paese.
Riscoprire oggi Giuseppe Antonio de Requesens e la Solarino “terra di San Paolo” non significa compiere un’operazione nostalgica, ma riconciliare la comunità con la propria storia autentica. 
L’identità di un territorio non si rafforza cancellando le proprie radici, ma comprendendole e valorizzandole.
Solo attraverso un recupero consapevole della memoria storica, religiosa e culturale Solarino può ritrovare la pienezza del suo racconto e rendere giustizia a quell’uomo che seppe trasformare una visione cristiana in una comunità reale, destinata a durare nel tempo.

Laura Liistro

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