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Giovedì 29 ottobre 2026

Emanuele Requesens, l’ultimo Principe tra Solarino e Palermo dove troneggia Palazzo Pantelleria

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Dai palazzi della sua casata alla IV Divisione del Val di Noto, il filo che conduce a Raffaele Accaputo
SOLARINO – La figura di Emanuele Requesens, Principe della Pantelleria, attraversa la storia siciliana dell’Ottocento con una parabola singolare: aristocratico di antichissima famiglia, rivoluzionario nel 1820 e nel 1848, protagonista del tentativo di portare l’insurrezione palermitana anche nel Val di Noto.

Nel 1820, come comandante in capo dell’esercito siciliano, Requesens affidò al colonnello Gaetano Abela la IV Divisione del Val di Noto, pensata per estendere la rivoluzione verso la Sicilia sud-orientale. Nello stato maggiore figurava anche Raffaele Accaputo, indicato come sottotenente e segretario: un nome che riconduce direttamente la vicenda alla terra di San Paolo.

La spedizione fallì alla Gulfa, prima ancora di raggiungere il Val di Noto, ma la presenza di Accaputo testimonia il tentativo di collegare Palermo alle realtà locali attraverso uomini del territorio.

Due palazzi, una parabola
La vicenda di Requesens si può leggere anche attraverso due palazzi distinti.

Il Palazzo Requesens di Solarino rappresentava la presenza della casata nel territorio e il centro dei suoi interessi feudali ed economici nella terra di San Paolo.

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Il Palazzo Pantelleria di Palermo, invece, era la grande dimora urbana della famiglia e il simbolo del suo prestigio aristocratico.

Proprio quest’ultimo divenne teatro della parabola finale del Principe.

Dopo le vicende rivoluzionarie e il lungo esilio, Requesens subì un grave dissesto patrimoniale. Parte delle sue proprietà venne alienata e il palazzo palermitano passò ad altri proprietari. Il Principe, che era stato padrone di quelle stanze, finì per abitarvi da ospite, grazie alla decisione del nuovo proprietario di lasciargli un’ala della dimora.

È forse l’immagine più simbolica della sua vita: un uomo che perde il patrimonio, ma non l’autorevolezza né la fede nei propri ideali.

L’ultimo capitolo
Nel 1848, ormai anziano e malato, Requesens tornò protagonista della rivoluzione siciliana. Partecipò al governo provvisorio presieduto da Ruggero Settimo, assumendo la responsabilità del settore della guerra.

Morì a Palermo il 24 marzo 1848, appena un giorno prima della riapertura del Parlamento siciliano, per il quale aveva combattuto per decenni.

La coincidenza fu tragica e simbolica: Requesens non fece in tempo a vedere riunito quel Parlamento per il quale aveva sacrificato parte della propria vita e del proprio patrimonio.

Una lapide sulla facciata di Palazzo Pantelleria ne conserva ancora oggi la memoria.

E così la storia dell’ultimo Principe torna anche a Solarino: dal Palazzo Requesens della terra di San Paolo al Palazzo Pantelleria di Palermo, passando per la IV Divisione del Val di Noto e per il nome di Raffaele Accaputo.

Una storia nella quale i palazzi, più ancora dei titoli, raccontano la parabola di un uomo: nato principe, morto rivoluzionario, con un patrimonio quasi dissolto ma con intatta la convinzione di aver combattuto per la Sicilia.

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