Pantelleria ricorda Claudio Busetta: un memorial di calcio a 5 al Cicco Stadium con la figlia Gloria
Il 13 e 14 novembre oltre 40 giocatori tra sport, ricordi e nostalgia per l’uomo che ha fatto del calcio una scuola di vita
Sarà il pallone a riunire la comunità pantesca il 13 e 14 novembre, nelle due serate del memorial dedicato a Claudio Busetta, presso il Cicco Stadium di Khamma.
Il torneo a 5 è organizzato dalle famiglie Busetta e Maddalena insieme all’Associazione Zio Tano Academy.
Nel quadrangolare giocherà la figlia Gloria, che scenderà in campo con alcune amiche, il cognato Salvatore Maddalena e altri quaranta giocatori.
Attorno a loro ci saranno amici, compagni di squadra, avversari e tutti i ragazzi allenati e cresciuti da Claudio. Sarà un appuntamento all’insegna del divertimento, del ricordo e della nostalgia, perché, come recita lo spirito della manifestazione, solo chi viene dimenticato smette di vivere.
Chi era Claudio Busetta
Nato a Pantelleria nel 1960, ha dedicato la vita all’isola e al prossimo, dalla famiglia al singolo cittadino che aveva bisogno di aiuto. È stato una figura centrale e molto amata, un punto di riferimento per l’intera comunità. Il suo percorso umano, lavorativo, politico e sociale è inscindibile da quello sportivo: stessi valori, stessi ideali, stesso modo di stare al mondo, sempre con umiltà e disponibilità.
Prima atleta, poi calciatore e allenatore, ha attraversato decenni di campionati indossando le maglie per lui più prestigiose: Kohoutek, Khamma e Pantera, quest’ultima nell’anno d’oro. Ha seguito generazioni di ragazzi cresciuti sotto la sua ala, lasciando un’impronta indelebile per correttezza, dedizione e carisma.
Per lui lo sport, e il calcio in particolare, era passione e vera scuola di vita.
Celebrato per l’eleganza, sapeva regalare magie ogni volta che scendeva in campo. Ma a renderlo speciale era il modo di parlare e di stare con compagni e avversari, tanto che attorno a lui era impossibile litigare. Non riusciva mai a staccarsi dal suo habitat naturale: il rettangolo di gioco e lo spogliatoio. Qui era sempre pronto — attraverso una battuta franca, uno sguardo fermo e una passione contagiosa che non si è mai affievolita con gli anni — a compattare il gruppo, ad aiutare i ragazzi a superare i momenti difficili e a spronarli a migliorarsi non solo come calciatori, ma soprattutto come persone e uomini.

Il ricordo della figlia:
Gloria Busetta ricorda così il padre:“ Giocare con papà devo ammettere, a posteriori, è stato un privilegio e avere questa passione in comune ancora di più. Al mio rientro per le vacanze passavamo insieme il tempo della preparazione, andando al campetto dietro l’asilo ogni due giorni a correre o allenarci: per quanto facesse sembrare che non gli importasse, non aspettava altro che io glielo chiedessi, perché alla fine era felice di avermi tramandato questa passione. Ci prendevamo spesso in giro: lui diceva che facevo gol solo se la palla mi sbatteva addosso e io gli dicevo che non aveva più l’età per giocare con gli amici, perché la panza non glielo permetteva.
“Non l’ho mai visto giocare sul serio, io non c’ero ancora probabilmente, ma dai racconti che ho sentito, dalle foto che ho visto e dalle volte in cui ho assistito a qualche partitella, posso dire che papà era un ottimo giocatore: in grado di organizzare il gioco in modo chirurgico, con un tocco di palla che pochi hanno sia di destro che di sinistro, e con una straordinaria capacità di rimanere sempre concentrato. Ciò che l’ha reso un grande giocatore e, poi, un grande allenatore è stato però l’essere un grande uomo. Sempre educato, discreto, con la parola giusta e calibrata nelle occasioni importanti e senza mai una parola di troppo. Sono grata per ciò che mi ha trasmesso non solo nella vita ma anche nel gioco. Il calcio sarà sempre un ponte tra me e lui, dalla terra fino al cielo.”

Il ricordo del cognato Salvatore Maddalena:
Anche Salvatore Maddalena ha voluto dedicargli alcune parole: “Claudio, oltre ad essere una persona straordinaria e meravigliosa, è stato come un secondo papà, sia calcisticamente che nella vita. Mi ha preso sotto la sua ala quando avevo 10 anni; lo vedevo come un idolo, un leader da seguire: pacato, sereno e tranquillo. Con lui non si riusciva mai a litigare perché aveva sempre la parola giusta al momento giusto. Fu lui il primo a notare le mie capacità come portiere, e all’età di 10 anni mi mise tra i pali facendomi sentire importante, in me vedeva una promessa.
“Tutti i miei successi sportivi li posso dedicare a lui e alla sua grande lungimiranza. Essere allenato da lui era spettacolare: ti sapeva prendere, ti trascinava e quando le cose non andavano per il verso giusto lui sapeva come farti superare questi momenti. Ricordo con tanta nostalgia i momenti in cui giocavamo l’uno contro l’altro, perché ci stimolavamo a vicenda: io paravo, lui segnava. Era un giocatore sensazionale, con grande visione di gioco, con una classe, un tocco di palla fuori dal comune capace di regalare magie. Quello che manca di più, non solo come calciatore ma anche come persona, è la sua umiltà; è stata, e per sempre sarà una persona speciale, il dono più grande che il Signore ci potesse fare.”
Andrea Ruggero
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