Pantelleria – 1° novembre, Giovanni Maccotta la sua immensa eredità morale nel racconto della figlia Loredana
“La sua presenza silenziosa e rispettosa”
Ci sono ersone che lasciano il segno del loro passaggio, nei cuori della gente.
Uno di questi è senza dubbio il compianto Giovanni Maccotta scomparso il 24 settembre del 2025. In occasione dell’anniversario, la figlia Loredana sui social ha dedicato questo pensiero: “È stato un grande privilegio essere tua figlia, ciao amatissimo papà, alla nostra seconda occasione”.
L’abbiamo contattata per sapere cosa avesse di speciale pr lei questo papà.
“Di speciale aveva il sorriso, la sua accoglienza, la gentilezza. Papà ha sempre lavorato con i camion, trovandosi a contatto con la gente di tutti i tipi: per lui le persone erano tutte uguali, tutte belle persone.
“Negli anni settanta, i primi turisti che arrivavano a Pantelleria come prima persona che conoscevano era lui e nessuno, penso, lo dimenticherà mai. Ogni giorno arriva nel mio negozio gente che lo ha conosciuto e che mi hanno espresso la sua capacità di fare sentire a casa.
“Lui era una persona molto semplice, umile e in questo era la sua grandezza. Papà ha sempre pensato a dare e a fare senza pretendere niente in cambio, a sapere aspettare. I primi anni in cui lavorava, capitava che qualcuno non lo pagasse subito o affatto, eppure lui soprassedeva, attendeva. “Non ti preoccupare, l’acqua te la porto, quando puoi mi paghi”: era così con tutti.
“Papà conosceva il sacrificio, il crearsi da soli e dal nulla, quindi capiva le difficoltà anche perchè non ha mai potuto contare su nessuno. Sapeva benissimo l’importanza, dunque, di trovare un aiuto nel momento del bisogno.”
A lei, figlia, che valori ha trasmesso? “Tutti!! L’educazione, trattare tutte le persone allo stesso modo. Mio padre conosceva tutti, ma tutti nel profondo, ma non è mai stato capace di giudicare nè trattare nessuno male. Inoltre, importantissimo, il valore del lavoro.
“Il suo motto era quello di non fermarsi mai nella vita, perchè tutto si può risolvere
“E poi è semore stato, olte che un esempio, anche un pilastro, una sicurezza, la presenza silenziosa, rispettosa.
“A me, personalmente, per esempio, ha sempre rispettato le mie scelte; mi ha consigliata, ma mai ha imposto la sua posizione e la sua visione.”
Essendo del 1938, era un uomo molto emancipato, dunque? “Aveva una mentalità molto aperta. Consideri che lui era molto attento ai giovani e i giovani anche quelli che non lo conoscevano o avevano confidenza gli si avvicinavano, perchè ne erano attratti, per quel suo fare scherzoso che aveva, per il suo sapersi donare. Tanti ragazzi panteschi devono quello che sono e sanno anche a lui.
“Lui nella sua semplicità ha fatto tantissimo per loro: tra l’attività del camion, per cui insegnava anche a guidare con il proprio mezzo a futuri autotrasportatori, e quelle agricole, per cui tanti anche forestieri dell’isola hanno imparato ad accudire la terra grazie ai suoi insegnamenti sul campo. E lui era felicissimo di tutto questo.
“Inoltre era una persona molto libera, della sua vita, delle sue scelte, libero dai pregiudizi. Anche nel lavoro era libero, perchè non voleva avere padroni”.
Grande legame, quindi con i nipoti Dario e Davide? “Si erano legatissimi, specie Dario che per un periodo ha condiviso l’attività di trasporto dell’acqua.”
Lei, nel post pubblicato su Facebook, si dichiara onorata di aver avuto Giovanni Maccotta come papà? “Assolutamente si onorata e orgogliosa”
E a distanza di un anno ancora le si strozza la voce, quando parla di lui? “E’ così, certe assenze non si possono riempire mai. Capitava che si parlasse insieme a persone di un certo argomento e io e lui ci guardavamo sorridendo perchè l’uno sapeva cosa pensava l’altra e si condivideva questo pensiero. C’era una grande sintonia ra me e lui, coltivata anche attraverso il dialogo che avevamo: papà non ha mai alzato la voce con me, nè si è contrariato rispetto a certe scelte che facevo: lui le rispettava, mi consigliava e mi assecondava. Non ti faceva mai pesare le cose, nè ti faceva sentire giudicato.”
Come ha vissuto la malattia? “Si dannava perchè diceva di avere ancora tante cose da fare e la malattia non glielo permetteva. Inoltre lo infastidiva il pensiero di diventare un peso per chi gli era accanto: questo lo mortificava.
Tutto ciò significa il suo attaccamento alla vita, con quel suo fare tenace e gentile allo stesso tempo.”

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Niente come la morte e l’amore hanno la forza di smuovere i nostri sentimenti nel profondo, o di spingerci a fermarci un attimo, per riflettere su chi siamo, contemplare la vita.
di Francesco de Augustinis
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