Pietro Gabriele torna sulla RAI con la sua canzone “Pantelleria” – Intervista
Appena rinnovato il contratto, appena firmato e data disponibilità della notizia: Pietro Gabriele e la sua “Pantelleria” tornano a fare da sfondo sonoro della trasmissione “Da noi a ruota libera”, in onda su Rai 1 dalle ore 17.20, a partire da domenica 27 settembre 2026.
Il felice incontro pomeridiano del piccolo schermo negli anni ha visto l’accompagnamento musicale di sigle di alto calibro.
La sigla della prima edizione è il brano Io ti aspetto di Marco Mengoni, mentre nella seconda e nella terza edizione è Meraviglioso dei Negramaro, reinterpretazione dell’omonimo brano di Domenico Modugno. Nella quarta edizione viene utilizzato il brano Supermodel dei Måneskin. Dalla quinta alla sesta edizione vengono utilizzate varie canzoni come sigla. Dalla settima edizione la sigla del programma è il brano “Pantelleria” di Pietro Gabriele.
Lo abbiamo disturbato per un paio di battute e il antautore pantesco, con quel garbo e quella nobiltà che lo contraddistiguono così ci ha raccontato.
Pietro Garbiele lei torna protagonista su RAI 1, nella trasmissione “Da Noi a ruota libera”, è corretto? “Così hanno deciso. Qualche giorno fa mi hanno chiamato, in realtà me l’avevano un pochettino accennato per dare un’impronta identificativa del programma, rispetto a quando ogni anno cambiavano sigla. Come la ruota della fortuna, Passaparola, ognuno ha la sua sigla e quindi hanno proposto di usare la mia cazone come sigla identificativa del programma, spero per sempre, spero.
“
Quanto durerà il programma? “Inizieranno intorno a fine settembre e andrà avanti come quest’anno, fino a fine giugno, ogni domenica, subito dopo Domenica In. La conduttrice sarà sempre Francesca Fialdini e il programma l’anno scorso ha avuto una stagione da record, perché ha registrato il massimo storico dei degli ascolti, lo sharing.”
Questo magari anche grazie alla sau partecipazione? “Ma chi lo sa…”
Ma senti, c’è la possibilità che tu una sera vada lì a cantare dal vivo? “Non lo escludo, nel senso che la presentatrice, e la produzione me l’avevano già accennato quest’anno, però poi la programmazione degli ospiti non l’ha consentito, finora”.
Ricordo che lei un pò accusa la mancanza di un palcoscenico, inoltre questo modo di cantare attuale, attraverso i social prevalentemente, allontana l’artista dal palco in piazza o a teatro. Cos’è cambiato? “Diciamo che con il Covid è nuovamente cambiato tutto, nel senso che io ho fatto un percorso partendo dai bar, come tutti, dai localini, ai teatri. Dopo il Covid si è azzerato nuovamente tutto. Tutto quello che avevi costruito negli anni è praticamente stato raso al suolo e quindi ricominciare di nuovo dai bar onestamente, personalmente, non mi va anche perché hai un’età sia anagrafica che artistica che non lo consento.
“Mi sono inventato altro.
“Sono rimasto fermo per 6 7 anni senza fare nulla. O meglio, ho sempre fatto musica per altri, ho scritto per altri, ho fatto sigle pubblicitarie, ho lavorato per questa etichetta discografica, però avevo, tra virgolette, accantonato un po’ l’idea di fare musica mia e esibirmi.
“Poi invece, chiaramente, come tutte le cose belle di cui non puoi fare a meno, la passione è tornata a farsi risentire.Adesso le cose stanno bene e quindi è arrivato il momento di riprendere con i live.”
E l’anno scorso con “Pantelleria” lei ha avuto non so quante visualizzazioni, giusto? “Sì, ma Pantelleria sta andando benissimo, è un anno e mezzo che va veramente alla grande con numeri abbastanza interessanti. È chiaro che quando dico interessanti sono sempre legati ad un’artista indipendente che non ha alle spalle una major che insomma lo spinge, e se poi chiaramente lo metti a fianco dei numeri, dei big che sono chiaramente dentro un circuito, un sistema abbastanza importante sono numeri tra virgolette irrisori, però se li paragoniamo invece a artisti indipendenti sono numeri importanti.”
A proposito di artista indipendente e comunque il fatto di essersi anche adeguato alle nuove esigenze proprio musicali necessariamente, ecco, vuole farmi un excursus di come nasce come artista, anche la preferenza melodica. Ricordo che era un rocchettaro melodico. “Le tendenze ormai cambiano talmente velocemente che devi stare a passo con quello che richiede anche il mercato. Nel senso che se prima i generi musicali cambiavano ogni 2, 3 stagioni, adesso ogni sei mesi cambia tutto, ma ti cambia dal rullante della batteria al suono di synth che metti, che dopo sei mesi non va più perché non lo usa più nessuno, cioè stupidamente, oppure perché c’è un ritorno a strumenti retrò, tipo i synth degli anni ’80, per esempio, no, che adesso vanno tanto e un po’ nelle mie ultime produzioni.
E’ vero io sono partito come rock melodico italiano per poi fare un po’ di soul, wave, roevare, new wave. Adesso chiaramente è tutto new wave, synth wave, dream pop, quindi è cambiato chiaramente in base a quello del mercato.”
Certo, però voglio dire, giusto per capire meglio come avviene il passaggio: uno scrive una canzone, scrive una musica in base un po’ alla propria attitudine, alle proprie preferenze, perché lei è cresciuto poi in una certa epoca, mentre adesso siamo in un contesto veramente storico, musicale, singolare, particolare. L’uso di tanta tecnologia, dell’intelligenza artificiale, ecco lei come è riuscito a modularsi in questa cosa, cioè a scrivere musica con queste esigenze attuali? “Diciamo che lavorando nella musica sei anche costretto a fare dei passi, a comprenderla, perché anche se non fai musica per te, lo fai per gli altri. E vedi quello che gli altri fanno, vedi quello che gli altri usano, vedi le tendenze e quindi di conseguenza ti moduli. Cioè, chi fa musica non è che è canalizzato a fare solo quello e basta. La fantasia e l’ispirazione derivano anche da quello che sono i fattori esterni, no? Quindi da quello che ascolti e quindi di conseguenza cambiano i tempi, cambia la musica, cambia il tempo che cambia tutto quanto e di conseguenza ti adatti. Non è semplice, non è semplice soprattutto nella scrittura, non nella musica. Perché la musica ha tante varianti che la puoi cambiare quando e come vuoi. Ma scrivere poi adattandoti a determinati ritmi, a determinati mood, quello è già più complicato. E lì richiede un po’ di introspezione.
“Io dieci anni fa non scrivevo come adesso. Adesso la scrittura si basa sul dare sempre delle immagini cioè tu quando ascolti i miei testi adesso nelle prime due righe hai subito un’immagine che ricollega vuoi o non vuoi l’ascoltatore a crearsi delle immagini mentali queste aiutano e aumentano la soglia dell’attenzione. La comunicazione è veloce e se io non ti trasmetto niente ntro i primi 10 secondi la paersona perde l’intenzione di proseguire l’ascolto.
Se nel testo ci metto una parola che ti ricorda qualcosa, un’immagine che ti fa rivivere un momento, lì la persona è più intenzionata a continuare l’ascolto e andare avanti.Ormai funziona così, sono tutti dei ganci.Il ritornello deve arrivare entro un minuto. Nelle prime tre fasi deve avere un’immagine, deve avere una parola che deve essere, tra virgolette, posizionata.”
Tipo un articolo giornalistico di oggigiorno? “Assolutamente sì, tutto è pensato, cioè non è buttato a caso. “
Ma l’aspetto poetico del cantautore, dello scrittore di canzoni, viene in qualche modo messo da parte? “Adesso l’aspetto poetico è trasformato: da meno parole dici e più fai capire, più sei bravo. Io posso trasmettere un messaggio con tre parole e tu commenti, ottiene seguito che comunica con poche parole. In pratica, ormai le parole sono “quasi superflue” e io posso esprimere parole che magari non c’entrano niente neanche con quel messaggio però tu l’hai capito: lì è la poesia.
“Non tutti chiaramente la fanno così, gli artisti storici chiaramente loro li ascolti perché sai chi sono sai che comunque quello che dicono ha quasi una radice dentro il tuo essere, perché sai che quello è il suo modo di parlare. Ma le nuove generazioni, le nuove canzoni, i testi sono veramente frammentati e non sempre hanno un filo logico o una consequenzialità.
Io posso dire una parola che non c’entra nulla con quello che voglio trasmettere, ma chi ascolta in realtà capisce esattamente di che cosa sto parlando. Quello è importante.”
Congediamo il nostro musicista dopo questa lezione di musica contemporanea e aspettiamo la notizia di vederlo cantare in diretta la sua, la nostra “Pantelleria“.
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