“Ci pensiamo a settembre” di Pietro Gabriele tra i singoli indipendenti più trasmessi in radio in Italia
Da quattro settimane il nuovo singolo del cantautore pantesco è nella Top 30 dell’airplay indipendente. Centinaia di passaggi sulle radio italiane ed estere e, in alcune rilevazioni, davanti anche a brani di grandi nomi della musica italiana. Ma i grandi network, per ora, restano fuori.
Continua a crescere il percorso radiofonico di “Ci pensiamo a settembre”, il nuovo singolo del cantautore pantesco Pietro Gabriele.
Da quattro settimane il brano si mantiene nella Top 30 delle classifiche dedicate alla musica indipendente più trasmessa dalle radio, arrivando nelle scorse settimane fino al 7° posto della Top 50 Radio Airplay – Musica Indipendente di MRadio, graduatoria elaborata sulla base del numero di passaggi radiofonici rilevati.
Un risultato particolarmente significativo se si guarda anche ai nomi presenti nelle classifiche: nelle rilevazioni delle ultime settimane Ci pensiamo a settembre ha registrato più passaggi radiofonici di brani interpretati da artisti affermati come Tiziano Ferro, Lazza e Malika Ayane, oltre ad altri nomi ben conosciuti dal grande pubblico.
Il dato va naturalmente contestualizzato: si tratta di classifiche dedicate alla musica indipendente, e non della graduatoria generale dell’airplay dei grandi network nazionali. Ma è proprio questo a rendere interessante il percorso del brano.
A sostenere “Ci pensiamo a settembre” sono infatti soprattutto le radio libere, locali e indipendenti: molte emittenti FM e web sparse in tutta Italia, alle quali si aggiungono radio estere che trasmettono anche in Inghilterra, Belgio, Slovenia, Francia e Australia. Il circuito nel quale il brano viene distribuito comprende complessivamente oltre 170 emittenti italiane ed estere.
Un risultato costruito quindi lontano dai grandi network, che fino a questo momento non hanno ancora inserito il singolo nelle proprie playlist.
Ed è qui che nasce un piccolo paradosso: una canzone capace di ottenere centinaia di passaggi e di superare, nelle classifiche indipendenti, anche brani firmati da alcuni dei nomi più conosciuti della musica italiana continua a non trovare spazio sulle principali radio nazionali.
Un tema che va oltre il caso personale di Pietro Gabriele e riguarda più in generale il rapporto tra radio, musica italiana e nuovi artisti. Proprio recentemente Rockol MusicBiz ha affrontato il tema dello spazio che il sistema radiofonico riserva ai giovani e alle nuove proposte italiane.
Abbiamo quindi chiesto direttamente a Pietro Gabriele come sta vivendo questo momento e cosa significhi, oggi, provare a farsi strada nella musica da artista indipendente.
Come sta vivendo l’andamento di “Ci pensiamo a settembre”? “Sono molto contento, soprattutto perché quando pubblichi una canzone non sai mai realmente quale percorso farà. Vederla da quattro settimane tra i brani indipendenti più programmati dalle radio e averla vista arrivare fino al settimo posto è una soddisfazione che non mi aspettavo.
“La cosa che mi rende più felice è sapere che tante emittenti hanno deciso di darle spazio. Dietro ogni passaggio c’è comunque qualcuno che ha ascoltato il pezzo e ha scelto di inserirlo nella propria programmazione.
“Naturalmente non stiamo parlando dei grandi network nazionali, ma soprattutto di tante radio locali e indipendenti sparse in tutta Italia e anche all’estero. Magari singolarmente hanno numeri più piccoli, ma continuano a svolgere un ruolo importantissimo: ascoltano nuova musica e danno spazio anche ad artisti che non hanno necessariamente alle spalle una major o una grande esposizione mediatica.
“Per questo sono davvero grato a tutte le radio che stanno credendo nel brano.”
Perché, allora, secondo lei nessun grande network ha ancora trasmesso il singolo? “Se avessi la risposta probabilmente avrei già risolto il problema – scherza l’artista – Credo però che sia una questione molto più grande del mio singolo. Le grandi radio hanno esigenze editoriali e commerciali precise e ricevono ogni settimana una quantità enorme di nuova musica. È comprensibile che debbano fare una selezione molto forte.
“Allo stesso tempo, però, credo sia innegabile che per un artista indipendente superare quella barriera sia molto difficile. E non penso riguardi soltanto me.
“Oggi ci sono tantissimi artisti che attraverso Spotify, YouTube, i social o i concerti riescono a costruire un proprio pubblico, ma questo non sempre trova una corrispondenza immediata nella programmazione delle grandi radio.
“Si crea quasi un cortocircuito: per entrare nelle grandi radio devi spesso essere già conosciuto, quando storicamente uno dei ruoli della radio era proprio quello di contribuire a far conoscere qualcosa di nuovo.
Non penso ci sia qualcuno che decida deliberatamente di escludere gli indipendenti. Sarebbe troppo semplicistico. Credo piuttosto che il sistema sia diventato molto prudente e che, quando gli spazi disponibili sono pochi, sia inevitabilmente più facile affidarsi a nomi e progetti che offrono già determinate garanzie commerciali.
“Ed è proprio per questo che considero ancora più importante il lavoro delle radio indipendenti: qualcuno deve pur essere il primo a premere play.”

Ti pesa vedere il brano ottenere risultati nelle radio più piccole e rimanere fuori dai grandi network? “Un po’ sì, sarei poco sincero se dicessi il contrario. Quando vedi che una canzone viene programmata da tante radio, rimane in classifica per diverse settimane e riceve riscontri positivi, inevitabilmente ti chiedi cosa manchi per fare il passo successivo.
“Allo stesso tempo non voglio assolutamente trasformare una cosa bella in una lamentela. Sono davvero grato alle radio che stanno passando il pezzo, perché sono state le prime a crederci e a dargli spazio. Certo, mi piacerebbe che prima o poi anche una radio importante ascoltasse la canzone senza fermarsi al nome scritto sulla copertina e dicesse semplicemente: questa canzone funziona, proviamola. Credo che alla fine dovrebbe essere soprattutto questo a contare.
“Sono perfettamente consapevole di essere un artista indipendente e che la strada sia inevitabilmente più lunga. Ma forse è proprio questo che rende ancora più bello quello che sta succedendo: la canzone sta iniziando a camminare con le proprie gambe, senza essere partita da un grande network e senza avere alle spalle una major. Poi magari non arriverà mai alle grandi radio, oppure ci arriverò con la prossima canzone. L’importante per me è continuare a costruire qualcosa, un passo alla volta.”
Cosa si aspetta per il futuro? “Non mi aspetto niente. O meglio, cerco di non crearmi troppe aspettative.
“Spero che prima o poi ci sia sempre più spazio per la meritocrazia e un po’ meno per le solite dinamiche commerciali. Ma penso anche che, alla fine, se un prodotto deve arrivare, arriva. Puoi avere tutta la promozione del mondo, ma la differenza vera la fa sempre il pubblico che decide se continuare ad ascoltare una canzone oppure no.
“Personalmente sono molto soddisfatto di quello che mi è successo negli ultimi due anni. La cosa che mi manca maggiormente è il palco. Spero presto di poter tornare a esibirmi dal vivo e mi piacerebbe ricominciare proprio da casa, da Pantelleria.
“Nel frattempo siamo già concentrati sul prossimo singolo, che dovrebbe uscire ad ottobre. Voglio continuare a pubblicare musica e provare, canzone dopo canzone, a conquistare sempre più pubblico.
E poi chissà: magari prima o poi anche qualche grande network si accorgerà che esisto.”
Ascolta il singolo su
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