Tre anni e mezzo di Pantelleria: con l’Assessore Tremarco guardiamo i numeri, capiamo cosa è successo e dove dobbiamo andare
Dopo i primi quasi tre anni e mezzo di mandato, l’assessore Federico Tremarco fa un focus sull’andamento del traffico aeroportuale di Pantelleria, l’evoluzione delle connessioni e la loro stagionalità. Non un bilancio definitivo e neppure l’equazione passeggeri uguale turisti, ma un tentativo di leggere insieme mobilità, accessibilità, turismo ed economia dell’isola.
Assessore Tremarco, ha fatto una sintesi dei dati aeroportuali relativi ai suoi primi tre anni e mezzo di mandato. Cosa sta emergendo? “Ho voluto fermarmi un momento e fare una cosa molto semplice: guardare cosa è successo in questi tre anni quasi e mezzo.
Senza partire dalla necessità di dimostrare una tesi.
“Ho preso i dati di traffico, ho guardato l’andamento storico, l’evoluzione delle connessioni, gli aeroporti serviti, la stagionalità e la composizione della mobilità e ho provato a metterli insieme. Il primo elemento evidente è che Pantelleria negli ultimi tre anni si è mantenuta sopra livelli di traffico molto importanti. Nel 2023 abbiamo superato i 200 mila movimenti passeggeri. Nel 2024 quel livello è stato consolidato e nel 2025 si registra un’ulteriore crescita.
Per un’isola delle dimensioni di Pantelleria credo che sia un fenomeno che meriti di essere studiato. Non necessariamente celebrato. Studiato.
E qual è la prima conclusione della sua analisi? “La prima conclusione, paradossalmente, è che bisogna evitare la conclusione più semplice. Il traffico aeroportuale non è turismo. È una distinzione fondamentale.
“Quando leggiamo il numero dei passeggeri dell’aeroporto di Pantelleria stiamo contando tutte le persone che arrivano e partono.
Dentro quel numero ci sono turisti, residenti, proprietari di seconde case, lavoratori, professionisti, studenti, pendolari, persone che viaggiano per motivi familiari, sanitari, amministrativi. Quindi sarebbe scorretto dire: «I passeggeri sono aumentati del 4%, quindi il turismo è aumentato del 4%». Non funziona così. Ma attenzione: non funziona neppure il ragionamento contrario.”
Cioè? “Dire: «Non sono tutti turisti, quindi quella crescita non significa niente».
Anche questo, secondo me, è un errore. Il traffico aeroportuale non misura esclusivamente il turismo. Misura però una cosa estremamente importante per un’isola: quanto si muove. E per un territorio insulare mobilità, accessibilità e attività economica sono inevitabilmente collegate.”
Una delle critiche che viene fatta sui social è proprio questa: «Sono residenti, pendolari, lavoratori, forze dell’ordine, persone che vanno a curarsi». È così? “Sono tutte categorie reali. Il punto è un altro: quanto pesano e soprattutto quanto spiegano della crescita? Non basta dire che esistono i viaggi sanitari per concludere che un incremento del traffico sia stato prodotto dai viaggi sanitari.
Allo stesso modo non posso dire che ogni passeggero aggiuntivo sia un turista.
Serve lo stesso rigore in entrambe le direzioni. Se qualcuno dispone di dati che dimostrano che in questi anni sono aumentati di migliaia i movimenti per motivi sanitari, lavorativi o di altra natura, benissimo: mettiamoli sul tavolo e confrontiamoli.
È esattamente questo il tipo di discussione che vorrei. Meno impressioni e più dati.”
Quindi lei non sostiene che l’aumento sia dovuto al turismo? “Sostengo una cosa diversa. È molto improbabile che una variazione della mobilità complessiva di un’isola abbia una sola causa. La mia analisi porta a ritenere che dentro quella variazione ci siano diverse componenti: mobilità dei residenti, lavoro e imprese, turismo e seconde case, esigenze sanitarie e istituzionali.
“Possiamo provare a stimarne la composizione osservando stagionalità, network e provenienza del traffico, ma dobbiamo essere intellettualmente corretti: sono stime, non una classificazione individuale dei passeggeri.
Ed è per questo che distinguo sempre i dati ufficiali di traffico dalle mie elaborazioni.”
Ma se una parte dell’aumento fosse effettivamente composta da lavoratori e pendolari, questo ridimensionerebbe il risultato? “Dipende da cosa vogliamo misurare. Ridimensionerebbe certamente l’idea che tutto l’aumento sia turismo. Ma dal punto di vista economico il ragionamento è completamente diverso. Un lavoratore che arriva a Pantelleria non è un turista.”
Ma perché viene? “Se viene perché ci sono imprese, lavori, investimenti, servizi o attività che richiedono la sua presenza, quella è economia. Quella persona può pernottare, mangiare, utilizzare trasporti, acquistare beni e servizi.
“Per questo continuo a fare una distinzione che considero importante:
Non tutto il traffico è turismo. Ma non tutto ciò che non è turismo è economicamente irrilevante.”
Quindi la sua tesi è più mobilità uguale più economia? “La formulerei con maggiore cautela. Non possiamo trasformare ogni passeggero aggiuntivo automaticamente in PIL. Ma economicamente esiste una relazione molto forte tra accessibilità, mobilità e attività economica, soprattutto in un territorio insulare.
- Se arrivano visitatori, generano domanda.
- Se arrivano lavoratori e professionisti, esiste un’attività che richiede la loro presenza.
- Se aumentano gli scambi, aumenta l’interazione economica. Se i residenti riescono a muoversi, aumenta l’accessibilità del territorio.
“Quindi direi:
maggiore mobilità è generalmente un segnale di maggiore vitalità economica e sociale. Poi bisogna capire quale mobilità stia crescendo. Ed è proprio quello che ho cercato di analizzare.”
Nella sua analisi attribuisce molta importanza anche agli aeroporti collegati. Perché? “Perché il numero complessivo dei passeggeri da solo racconta poco. Dobbiamo capire come Pantelleria è collegata.
“Io distinguo tre sistemi. Il primo è quello della continuità territoriale, con Palermo, Trapani e Catania. È il sistema fondamentale per la mobilità dei residenti e per la vita quotidiana dell’isola.
“Poi abbiamo i collegamenti point-to-point con mercati come Venezia, Bergamo, Bologna, Verona e, più recentemente, Perugia.
Infine abbiamo Fiumicino e Linate, che hanno una funzione ancora diversa: oltre alla domanda diretta, possono funzionare come gateway verso reti nazionali, europee e internazionali. Questa struttura ci racconta molto di più del semplice totale annuale.
Perché considera Fiumicino e Linate particolarmente importanti? “Perché cambia la prospettiva. Non dobbiamo pensare esclusivamente: Roma-Pantelleria oppure Milano-Pantelleria.
“Un grande gateway può permettere a Pantelleria di essere raggiungibile anche attraverso connessioni provenienti da altri mercati. E questo ha un’importanza enorme anche per la politica turistica.
“Significa passare da una promozione generica del territorio a una promozione che tiene conto della reale accessibilità della destinazione.
Se so quali sono le porte d’ingresso a Pantelleria, posso lavorare sui mercati che quelle porte consentono di raggiungere.”
È questo il senso delle attività di promozione del territorio realizzate in questi anni? “È uno degli elementi. La mia idea di politica turistica non è mai stata semplicemente acquistare pubblicità e aspettare che arrivassero persone. La destinazione deve essere contemporaneamente desiderabile e raggiungibile. Quindi promozione del territorio, relazioni con gli aeroporti, operatori turistici, accessibilità, mercati di origine, calendario dei collegamenti e qualità del prodotto devono dialogare.
Se promuovo Pantelleria in un mercato che non riesce concretamente a raggiungerla, sto facendo un lavoro molto meno efficace.
Se invece promozione e accessibilità si incontrano, aumenta la possibilità di trasformare la notorietà della destinazione in domanda reale.”
Quindi può dire che la crescita degli ultimi tre anni è merito della politica turistica dell’amministrazione? “No, formulata così sarebbe una semplificazione che non condivido. Non credo che una destinazione cresca per merito di un assessore o di un’amministrazione. E non credo neppure che cresca esclusivamente grazie agli operatori privati, agli aeroporti o a chi garantisce i collegamenti.
“La crescita di una destinazione è un risultato di sistema. Gli operatori turistici costruiscono prodotto, esperienza e accoglienza. Le imprese investono. Gli aeroporti e i collegamenti garantiscono accessibilità.
“La promozione costruisce visibilità e posizionamento. L’amministrazione programma, coordina, crea relazioni e cerca di mettere questi elementi nella stessa direzione. Per me questa è politica turistica.”
Quindi quale merito rivendica? “Preferisco parlare di responsabilità. Non rivendico un merito esclusivo. Rivendico una direzione.
In questi tre anni abbiamo scelto di lavorare sulla promozione della destinazione, sull’accessibilità, sulle relazioni, sui mercati collegati e sull’allungamento della stagione. Nello stesso periodo Pantelleria si è mantenuta sopra i 200 mila movimenti e ha continuato a crescere.
Posso affermare scientificamente che ogni passeggero aggiuntivo sia conseguenza di quelle politiche? No.
Posso però osservare che l’andamento dei risultati è coerente con la direzione delle politiche messe in campo. E penso che questa sia una valutazione molto più seria.”
E se un operatore dicesse: «Il risultato è merito nostro»? “Gli direi: «Certamente è anche merito vostro». E sarei felice che fosse così. Gli operatori sono una componente fondamentale del sistema turistico. Ma nessuno può costruire da solo una destinazione.
Non può farlo l’amministrazione, non può farlo un albergatore, non può farlo un aeroporto e non può farlo chi garantisce un collegamento.
La domanda interessante non è: «Di chi è il merito?» La domanda interessante è: «Il sistema Pantelleria sta diventando più competitivo oppure no?» È questo che dobbiamo misurare.
“Un altro elemento della sua analisi riguarda la stagionalità, ed è forse uno dei più importanti. Pantelleria non può pensare alla crescita semplicemente come più persone ad agosto. Il vero salto di qualità consiste nell’avere una stagione nella quale sia possibile raggiungere l’isola per un periodo più lungo. Quando un collegamento inizia prima o termina più tardi, aumentano le settimane nelle quali qualcuno può programmare un soggiorno. Questo significa più possibilità per alberghi, ristorazione, noleggi, guide, commercio, esperienze e servizi.
Per questo guardo con particolare attenzione ai mesi di spalla.
“Per me più settimane realmente commercializzabili valgono moltissimo. Però contemporaneamente avete un problema opposto sulla continuità territoriale: i voli pieni. Questo è probabilmente uno dei risultati più importanti della mia prima analisi.
Sulla continuità territoriale emerge una domanda molto elevata e, in diversi periodi, una capacità che mostra evidenti limiti.
In termini semplici: OSP con voli saturi. Serve più offerta. E voglio sottolineare che questa non è innanzitutto una questione turistica.
È una questione di diritto alla mobilità dei panteschi.”
Cosa significa concretamente «serve più offerta»? “Significa che se abbiamo coefficienti di riempimento molto elevati e difficoltà a trovare disponibilità nei periodi di maggiore domanda, dobbiamo lavorare per aumentare la capacità del sistema.
Servono, dove necessario, più frequenze e più posti. L’OSP serve ai residenti, ai lavoratori, agli studenti, alle famiglie, alle imprese, a chi deve raggiungere servizi e a chi deve spostarsi per motivi sanitari. Se la domanda è strutturalmente elevata, la risposta non può essere semplicemente: «I voli sono pieni». La risposta politica deve essere: «Come aumentiamo l’offerta?»
Ma proprio il fatto che l’OSP sia molto utilizzato non dimostra che la crescita dipende dai residenti? “No. Dimostra che l’OSP pesa molto sulla mobilità complessiva, cosa che sappiamo. Ma c’è una differenza fondamentale tra peso sul totale e contributo alla variazione.
Facciamo un esempio puramente concettuale. Una componente potrebbe rappresentare il 60% del traffico complessivo ma rimanere stabile da un anno all’altro. Un’altra potrebbe rappresentarne il 20% ma crescere fortemente. In quel caso la componente maggioritaria continuerebbe a dominare il totale, mentre sarebbe quella minoritaria a spiegare gran parte dell’incremento.
È per questo che dire semplicemente «la maggioranza vola in OSP, quindi il +4% viene dall’OSP» non è una dimostrazione.
Bisogna analizzare le variazioni.”
Ed è possibile farlo? “Possiamo avvicinarci progressivamente alla risposta. Possiamo confrontare lo storico, la stagionalità, l’evoluzione dei collegamenti, i mesi nei quali cresce il traffico, la composizione residenti/non residenti e la capacità disponibile.
Più dati incrociamo, più restringiamo il campo delle possibili spiegazioni.
“Ma io preferisco dichiarare un’incertezza piuttosto che inventare una certezza. Per questo nelle mie elaborazioni utilizzo esplicitamente il termine “stima”.
Quindi questa analisi non vuole dimostrare che la politica turistica ha funzionato? “Vuole fare qualcosa che considero più utile.
Vuole cominciare a misurarla. Se una politica dichiara di voler aumentare l’accessibilità, allungare la stagione, ampliare i mercati raggiungibili e migliorare il posizionamento della destinazione, dopo tre anni dobbiamo andare a vedere cosa è successo a quegli indicatori.
Se sono peggiorati, dobbiamo prenderne atto. Se sono migliorati, dobbiamo capire perché. Se non abbiamo abbastanza dati, dobbiamo procurarceli. Questa per me dovrebbe essere la normalità dell’amministrazione pubblica.”
Dopo questa prima analisi, quindi, qual è il suo giudizio sui primi tre anni e mezzo? “Vedo segnali positivi, ma non considero concluso assolutamente nulla.
- Abbiamo livelli di traffico molto elevati rispetto allo storico recente.
- Abbiamo una struttura delle connessioni interessante.
- Abbiamo lavorato sulla promozione e sui mercati.
- Abbiamo visto estendersi alcune finestre di accessibilità.
Ma contemporaneamente vediamo chiaramente i limiti. La continuità territoriale necessita di maggiore capacità. La stagione deve essere ulteriormente allungata. I mercati devono essere consolidati e ampliati. La promozione deve diventare sempre più mirata e coordinata.
E soprattutto dobbiamo continuare a migliorare il prodotto Pantelleria. Perché portare una persona sull’isola è soltanto l’inizio.
Cosa intende per prodotto Pantelleria? “Servizi, esperienze, accoglienza, mobilità interna, qualità urbana, patrimonio ambientale e culturale, enogastronomia, eventi, professionalità degli operatori. La competitività di una destinazione non si misura soltanto da quanto è conosciuta. Si misura dalla qualità dell’esperienza che riesce a offrire. Per questo accessibilità e promozione devono andare insieme al miglioramento del territorio.”
Quindi qual è la priorità per i prossimi anni? “Ne vedo diverse, ma le metterei in un ordine molto chiaro. Prima di tutto più capacità OSP dove i dati mostrano saturazione, perché la mobilità dei residenti viene prima. Poi consolidamento e progressivo allungamento della stagione. Nuovi mercati e maggiore utilizzo dei gateway. Promozione sempre più mirata e coordinata. Miglioramento del prodotto turistico.
E infrastrutture e servizi adeguati alla qualità che vogliamo offrire. La crescita non deve essere semplicemente quantitativa.
Deve diventare qualitativa e sostenibile.”
Se qualcuno volesse contestare questa sua analisi? “Mi farebbe piacere se lo facesse con i dati. Non considero questa analisi una verità definitiva. È una prima lettura. Se qualcuno dispone di serie storiche, dati sulla composizione dei passeggeri, mobilità sanitaria, lavoro, turismo o altre informazioni che permettono di correggere o migliorare l’analisi, ben venga. Il confronto sui dati migliora le decisioni.
“Quello che trovo poco utile è sostituire un dato con un’opinione e poi trattare l’opinione come se fosse un dato.”
Quindi, alla fine, cosa raccontano questi primi tre anni e mezzo? “Raccontano innanzitutto un’isola che si muove molto.
E credo che questo sia un fatto positivo.
- Non significa che ogni movimento sia turismo.
- Non significa che ogni incremento sia merito dell’amministrazione.
- Non significa neppure che non esistano problemi.
- Significa che abbiamo davanti un sistema vivo che dobbiamo comprendere e governare meglio.
E per me il messaggio di questa prima analisi è proprio questo: «Vediamo cosa è successo. Capiamo perché. E decidiamo cosa dobbiamo fare adesso.»
Non mi interessa dire:
«Guardate quanto siamo stati bravi».
Mi interessa poter dire:
«Questa era la direzione che abbiamo scelto. Questi sono i numeri che abbiamo davanti. Queste sono le cose che sembrano aver funzionato. Questi sono i problemi che sono emersi. E su questi dobbiamo costruire i prossimi passi.»
Perché alla fine la politica turistica non consiste nel prendersi il merito di un numero.
Consiste nel creare le condizioni affinché operatori, imprese, accessibilità, promozione e amministrazione lavorino nella stessa direzione e producano valore per Pantelleria.
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