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Giovedì 29 ottobre 2026

Pantelleria, L’Avamposto salva uno splendido falco di palude. 24 aprile la liberazione in Montagna Grande

Pantelleria, L’Avamposto salva uno splendido falco di palude. 24 aprile la liberazione in Montagna Grande
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Il rapace è stato trovato in un giardino privato, stremato e in difficoltà –  V I D E O

Liberazione Falco di Palude Venerdì a Montagna Grande
Care e cari della redazione e lettori, vi informo che in data 15 aprile
l’Associazione L’Avamposto ha recuperato e salvato un bellissimo
esemplare femmina di Falco di palude (Circus aeruginosus).

L’esemplare è stato osservato in evidente difficoltà nel giardino dalla
nostra amica e socia Fleur Chetwind, che mi ha prontamente chiamato per
potere effettuare il recupero, dove ho potuto subito constatarne il grave
deperimento fisico, dovuto probabilmente alla fatica della migrazione.
Si tratta infatti di una specie di rapace migratrice, presente sull’isola di
Pantelleria solo nei periodi primaverili, pre autunnali e autunnali, dove
trova un luogo provvisorio per il riposo e la caccia prima di proseguire il
viaggio.
La nostra associazione da ormai 15 anni operante sull’isola nel recupero
dell’avifauna, dall’inizio del nuovo anno ha effettuato il recupero di; un
Gufo di Palude, un Cormorano, una Beccaccia, due Piccioni viaggiatori
provenienti da Malta, un Gabbiano Reale, un Gheppio e in ultimo il Falco
di Palude e la stagione di migrazione primaverile essendo iniziata in
ritardo è solo all’inizio.

Il falco di palude che può raggiungere la ragguardevole apertura alare di
1,40 cm, ha un vastissimo areale distributivo, che va dall’Eurasia
all’estremo Oriente, compresa l’Australia e la Nuova Zelanda, in Europa è
maggiormente presente nelle regioni nord orientali, come Polonia, Russia
europea, Bielorussia e Finlandia dalle quali nel periodo di svernamento
effettua le migrazioni a medio e lungo raggio verso le più miti regioni
mediterranee, dell’Africa e dell’Asia Minore, per poi farvi ritorno nel
periodo primaverile come nel nostro caso.
In Italia invece è specie sia migratrice, che stanziale nidificante, localizzata
permanentemente anche in colonie, soprattutto nelle zone umide della
Lombardia, Piemonte, Pianura Padana, Sardegna, Toscana e Adriatico, più
rara nelle regioni del sud come Calabria, Puglia e Sicilia.
Nonostante in Italia il suo stato di conservazione risulti favorevole,
comprendendo circa 400 coppie stabili e circa 3.000 individui stanziali in
leggero aumento, presentando quindi un rischio minimo di estinzione, la
specie risulta comunque estremamente vulnerabile soprattutto alle minacce

dovute alla sparizione, alle bonifiche e all’inquinamento delle zone
acquitrinose, umide e paludose, necessarie alla sua sopravvivenza, alla
palificazione eolica selvaggia e all’uso di pesticidi, diserbanti e veleni
per la derattizzazione in agricoltura, come del resto ne subiscono gravi
conseguenze tutti i rapaci e molte altre specie di uccelli in particolare e di
animali in generale.

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Come proteggere la specie
Per tale ragione per proteggere questa specie, come tantissime altre è
necessaria un agricoltura coscienziosa che sappia prendersi cura della
Natura nel suo insieme e quindi degna di essere definita tale, altrimenti
sarebbe meglio definirla sfruttamento della terra e delle risorse.
A questo proposito, viste le nuove allarmanti notizie di ordine giuridico e
scientifico, intendo pubblicare al più presto un articolo dedicato all’uso di
pesticidi, diserbanti e altri veleni largamente usati in agricoltura anche qui
sull’isola di Pantelleria, nel tentativo di fare chiarezza su come spesso le
sconsiderate attività umane si ritorcono inevitabilmente contro di noi.
Ritornando al nostro bellissimo falco, non è facile per me descrivere a
parole le emozioni che provo nel vederlo migliorare e riprendere le forze
di giorno in giorno, nella consapevolezza di avere dato una seconda
possibilità di vita ad una creatura così mistica e speciale.
Già, infatti anche questa specie presenta caratteristiche comportamentali
davvero straordinarie.
“Il Falco di Palude esamina senza sosta il territorio alla ricerca delle sue prede
favorite, roditori, anfibi, rettili e piccoli di uccelli acquatici come le folaghe o le
anatre. Durante il corteggiamento, il maschio per conquistare la femmina
effettua delle spettacolari acrobazie sopra il nido e la zona circostante. Durante
il periodo della nidificazione, il maschio va a caccia e quando riporta la preda
avvisa la femmina con un fischio caratteristico. La femmina allora raggiunge il
maschio e in volo, si posiziona sotto di lui e si gira, portando le zampe verso
l’alto.

A quel punto il maschio lascia la preda che la femmina recupera con le
zampe. Il passaggio della preda si svolge sempre in questo modo, e la
sincronizzazione dei movimenti della coppia è stupefacente.” (Fonte 1)
Inoltre il falco di palude caratterizzato da un accentuato dimorfismo
sessuale con differenze nette della colorazione del piumaggio tra maschi e
femmine, tipiche negli uccelli rapaci coloniali e utile alla competizione tra
i maschi e nella scelta del compagno migliore per le femmine, nel suo caso
tale regola e tipicità infrange ogni aspettativa.

E’ stato appurato, infatti, che una percentuale neanche tanto piccola di
maschi adulti “indossa” a l’occasione una livrea totalmente femminile.
Così facendo, sfuggono alla competizione con altri maschi, non
partecipando alla difesa dalla loro intrusione nella colonia, di conseguenza
riescono ad accoppiarsi con le femmine migliori della colonia saltando la
scala gerarchica. (Fonte 2)
Lo straordinario mondo degli animali non finisce mai di meravigliarci, a
differenza degli esseri umani, che spesso risultano deludenti, in quanto
drammaticamente omologati al comportamento nichilistico di massa e
visto i tempi correnti, proiettati verso un inevitabile, quanto funesta auto
distruzione.

La liberazione
Sperando sempre in un possibile cambiamento di rotta, in cui la nostra
specie, auto proclamatasi “sapiens sapiens” rinsavisca, intanto vi comunico
che venerdì 24 aprile il nostro fratello o meglio sorella falco di palude,
verrà liberata alle ore 15:00 a Montagna Grande con il supporto del nostro
caro Ispettore Superiore del Corpo Forestale Paolo Landolina.
Ciò che sia di buon auspicio per tutti noi, ma in questo momento
soprattutto per il nostro caro Comandante del Corpo Forestale di
Pantelleria Camillo Matera, a cui auguriamo una pronta guarigione, dopo il
grave incidente motociclistico subito di recente e che ci ha fatto tantissimo
preoccupare.

Ma essendo un uomo dalla forte tempra, ha lottato come un leone per la
vita e pochi giorni fa si è svegliato dal coma farmacologico indotto.
Per cui invito tutti a fargli sentire la nostra migliore energia di guarigione e
fargli sapere nel momento del bisogno che tutta Pantelleria gli è vicina,
che gli vogliamo un gran bene e che desideriamo vederlo al più presto qui
sulla nostra amata isola per riabbracciarlo e festeggiare insieme.
Grazie dell’attenzione e a presto.

Il Presidente dell’Associazione Culturale L’Avamposto
Anselmo Consolo

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